Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/284

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278 annotazioni.



Pag. 164.          Laserpiciferis iacet Cyrenis.

Catullo ha la mania degli accessorii e dli epiteti, in cui riesce qualche volta veramente felice. (Vedi Lehmann, De adject. compos. apud Catul., etc.) Sul laserpiciferis ci sarebbe da scrivere una dissertazione. Peccato ch’io non sono accademico! pas même academicien! Altrimenti, sentireste che sproloquii!

La città di Cirene fu edificata d Aristeo o Aristotele detto anche Batto, il quale le diede quel nome da una figlia del re di Tessaglia, rapita da Apollo e portata in quel loco, dove ne ebbe quattro figli. Callimaco si vantò discendente da Batto, per cui il nostro poeta ed Ovidio lo chiamarono Battiade:

Nec tibi, Battiade, nocuit quod sæpe legenti
          Delicias versu fassus es ipse tuas.

Nelle campagne di Cirene si produce quell’erba famosa che i Greci chiamavano σίλφιος, a cui venivano attribuite delle preziose qualità medicinali. Il succo della pianta fu detto laser; quello delle radicii, rhizias; quello estratto dagli steli, caulias. La foglia, detta maspetum, somigliava a quelle dell’apio, di cui s’incoronavano i vincitori dei giochi olimpici. Altre particolarità intorno al laserpicio enumera Plinio nel libro XIX della Storia naturale.


Ibidem.          Oraclum Jovis inter æstuosi.

Intende certamente l’oracolo di Giove Ammone, una delle famose meraviglie dell’antichità, di cui scrisse