Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/309

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annotazioni. 303

ziosamente di codesta viltà adducendo l’esempio di Giunone:

Noscens omnivoli plurima furta lovis

e che amava, cionnonostante, il marito.


Pag. 206.          Ingratum tremuli folle parentis onus.

È il busillis degl'interpreti. Il Partenio spiega: Cum non sit æquum homines divis comparare, noli te onerare tanta deorum invidia quanta se onerant curiosi parentes filias suas deabus nimis impense conferentes.

È il ciabattino che stira la sòla co’ denti. Il Fusco dichiara che non ci si raccapezza; il Mureto che non sa cavarne costrutto; lo Scaligero, secondo me, imbrocca il primo nel segno: Molestum senem, egli dice, qui amoribus filiæ importunus intervenit, ingratum onus vocat. Il poeta ha detto, ch’egli è disposto a perdonare alla sua Lesbia i rari furti:

Ne nimium simus stultorum more molesti;

e dopo d’essersi scusato con l’esempio di Giunone, soggiunge, che, se non è giusto il paragonare gli uomini agli Dei, non è certamente cosa grata a un amante il sorvegliare e sindacare gelosamente la sua donna, come se fosse il suo babbo, o il suo nonno; e aggiungo nonno, perchè l’aggettivo di tremulo mi pare che si convenga più al nonno che al padre. Parens, d’altronde, fu tanto usato per padre, quanto per avo; onde Ulpiano: Profectitia dos est, quæ a patre, vel parente profecta est.