Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/79

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la poesia di catullo. 73

fatto sempre ridere. L’arte che si risente, senza volerlo, delle sozzure del secolo, non cessa d’essere arte; ha importanza storica per lo meno. L’arte che le descrive e se ne compiace è arte da bordello. A fin di bene, essi dicono! Alla grazia! Casti e Batacchi potrebbero dire altrettanto. L’arte finalmente che si compiace del vizio col pretesto di correggerlo, non soltanto è arte fradicia, è anche bacchettona. Al trattato del P. Sanchez sul matrimonio preferisco le lettere dell’Aretino: qui c’è l’uomo corrotto che non ha paura di mostrarsi tale; là c’è il vecchio bertone che la vuol dare a intendere. I moralisti alla Dumas figlio e alla Sardou io li metto addirittura col P. Sanchez. Artisti da sifilicomio! Ma non esciamo di carreggiata. I Romani avevano la satira nel sangue, e l’hanno ancora: Pasquino è sempre là. A società corrotta, arte corrotta.


IV.


La filosofia romana risentiva gli stessi effetti. Tentò varii sistemi, e per questo fra l’altre non ebbe grande autorità,1 ma si fermò principalmente in due. Lo stoicismo ebbe assai partigiani. I due Scipioni, C. Lelio, i giureconsulti P. Rutilio Rufo e Q. Tubero, Q. Muzio Scevola l’augure, e più tardi Catone l’Uticense e M. Bruto, benché non fossero veramente filosofi, conformarono pure la loro vita ai precetti della scuola stoica, e perciocché si consecrarono alla cosa pubblica, i loro principii ebbero qualche influenza sulla legislazione e sul diritto, segnatamente ai tempi d’Augusto, quando

  1. Giovenale, Sat., II.
Rapisardi 7