Pagina:Catullo e Lesbia.djvu/81

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la poesia di catullo. 75

di quella società. Per questo ancora la filosofia d’Epicuro s’innalzò fin sulle sfere dell’arte e dovente poetica con Lucrezio; per questa ragione il poema della Natura delle cose se ne sta grande e solitario in mezzo a tutta la romana letteratura:

                                        mente vigenti
Avia Pieridum per agro loca, nullius ante
Trita solo: juvat integros accedere fonteis,
Atque haurire; juvatque novos decerpere flores;
Insignemque meo capiti petere inde coronam,
Unde prius nulli velarint tempora Musæ.1

Lucrezio è tutta un’epoca dell’arte latina. Non è la satira che sogghigna o flagella col pretesto di migliorare la società; è il fatto d’una società incredula che si riversa nell’arte sotto la pacifica veste didascalica. Non è la filosofia peggiore che un Romano e un poeta potesse mai scegliere, come dice quell’anima timorata di Federigo Schlegel;2 è la sola filosofia e la sola arte possibile ad un poeta e ad un Romano di quel tempo. Da questo fatto l’estro di Lucrezio attinge nuovo calore, nuova vita. Il poeta si trova in contatto con la società: la realtà lo eccita, lo solleva, gli conferisce nuove forze, come la terra ad Anteo. Egli ha di fronte l’eterna natura; d’intorno la società in cui vive: l’una gli dà la freschezza dei colori, la vivacità delle descrizioni; l’altra il coraggio e la sicurezza delle proprie opinioni; non è soltanto il filosofo che ragiona, il poeta che rappresenta, è anche l’uomo che sente. Da questa non ordinaria armonia fra la convinzione, l’immaginazione e il sentimento nasce tutto il mirabile della poesia lucreziana.

  1. Lucret., lib. I, v. 924 e segg.
  2. Stor. lett. ant. mod. lez. III.