Pagina:Cenere.djvu/136

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 130 —

pensiero, ed appunto alla morte di sua madre egli pensava quando desiderava che il loro incontro non si avverasse; ma anche questa soluzione, o il desiderio di questa soluzione, gli sembrava una grande viltà.

Più tardi egli si domandò se era stata la sua natura sentimentale a creargli il pensiero della sua missione, o se questo pensiero aveva formato la sua natura sentimentale: ma alla vigilia della sua partenza egli accettava ancora le sue sensazioni ed i suoi sentimenti senza analizzarli; ed accettandoli così, come da bambino, non faceva che meglio radicarli nella sua anima e nella sua carne, in modo che nessuna logica e nessun ragionamento cosciente avrebbero poi potuto strapparglieli.

Passò una notte febbrile. Ah, era già lontano il tempo quando egli si contentava di veder Margherita nei piccoli viali dell’orto, senza badare al colore dei suoi capelli e alla forma del suo busto. Allora egli sognava cose fantastiche, rapimenti, incontri, fughe in luoghi misteriosi, magari nelle bianche pianure della luna; ma se gli avessero dato la notizia delle nozze di lei non avrebbe sofferto. Una volta aveva progettato di convincerla a seguirlo su una montagna; là si avvelenavano, d’un veleno che non deformava i cadaveri; si stendevano sulle roccie, fra l’edera ed i fiori, e morivano assieme: ed in questo sogno non s’era delineato neppure il desiderio di un bacio o di una stretta di mano.