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— Maestro Pane. — gridò Anania, strabiliato, — come sapete ciò?

Il vecchietto cominciò a ridere, togliendosi la giubba e piegandola accuratamente.

— Ebbene, — disse, fingendo un ingenuo stupore per non turbare oltre l’innocenza di Anania, — perchè siamo ignoranti non dobbiamo saper nulla? A quel re piaceva giocare e divertirsi coi bambini, come alla regina Ester piaceva andar pei campi a cogliere spighe, ed a Vittorio Emanuele zappare l’orto....

Ma Anania la sapeva più lunga di Maestro Pane, e chiese anche lui con finta ingenuità:

— Avete dunque studiato, voi?

— Io? Avrei voluto, ma non ho potuto; fiore mio, non tutti nascono sotto una buona stella come te.

— E dunque, come sapete queste storie?

— Si raccontano, diavolo! La storia della Regina Ester l’ho udita da tua madre, e quella del Re da Pera Sa Gattu....

Anania andò via inorridito, ricordando una storiella raccontata molti anni prima da Nanna, una sera d’inverno, nel molino delle olive....

Bussò alla porticina chiusa di Nanna, ma il vecchio pazzo, seduto su una pietra, disse che la donna non c’era.

— L’aspetto anch’io, — aggiunse, — perchè Gesù Cristo ieri sera mi disse che ha bisogno d’una serva — Dove l’avete incontrato?

— Nel viottolo.... laggiù, — indicò il pazzo;