Pagina:Cenere.djvu/193

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te quindi la Obinu falsava il suo nome e la sua origine....

Tuttavia egli sentì che la donna indicatagli dalla Questura non era, non poteva essere sua madre; questa non viveva a Roma dal momento che la Questura non riusciva a scoprirla. Dopo giorni e mesi di attesa e di ansia, egli provò come un senso di liberazione.

La primavera penetrava anche nel cortile melanconico di piazza della Consolazione, in quell’enorme pozzo giallo esalante odori di vivande, animato dal canto delle serve e dal gorgheggio dei canarini prigionieri. L’aria era tiepida e dolce; sul cielo azzurro passavano nuvolette rosee, e il vento portava fragranze di rose e di viole.

Affacciato alla finestra, Anania si abbandonava ai suoi sogni nostalgici. L’odore delle viole, le nuvole rosee, il tepore della primavera, tutto gli ricordava la terra natia, i vasti orizzonti, le nuvole che dalla finestra della sua cameretta egli vedeva affacciarsi o tramontare fra gli elci dell’Orthobene. Poi ricordava la pineta di monte Urpino, il silenzio delle cime coperte d’asfodeli e di iris violette, il mistero dei viali vigilati dal puro sguardo delle stelle. E la figura diletta di Margherita dominava i freschi paesaggi natii, circondata di asfodeli e di gigli selvatici, coi capelli di rame sfumati nel fulgore del cielo metallico.

La primavera romana non lo commoveva che per le rimembranze: gli sembrava una prima-