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in cui egli non osava confessare il suo amore neppure a sè stesso: ed ora?

— Quante cose succedono nel mondo! — cominciò a pensare. — Ma che cosa è il mondo?

Che cosa è la realtà? Dove finisce il sogno e dove comincia la realtà? E non può essere tutto sogno? Chi è Margherita? Chi sono io? Siamo vivi? E che cosa è la vita? Che cosa è questa gioia misteriosa che mi solleva tutto, come la luna solleva le onde? E il mare che cosa è? Sente il mare? È vivo? E la luna che cosa è? Ed è vero tutto questo?

Sollevò la testa e sorrise delle sue domande.

La luna illuminava il cortile, e nella notte diafana il canto tremulo dei grilli faceva pensare ad un popolo di folletti minuscoli, ciascuno dei quali suonasse un violino scordato, accompagnando con quel motivo monotono il mormorio delle foglie umide di rugiada.

Tutto era sogno e tutto era realtà. Anania credeva di vedere i folletti suonatori e nello stesso tempo scorgeva distintamente la camicetta rosea, la catenella e gli anellini di Margherita. Le strinse il polso, premè un dito sulla perla di uno dei suoi anelli, le guardò le unghie, distinguendone le macchiette bianche: sì, tutto era vero, visibile, tangibile. La realtà ed il sogno non avevano confine: tutto si poteva vedere, toccare, raggiungere, dal sogno più folle all’oggetto meno visibile....

In quel momento pareva ad Anania che, come toccava l’anellino di Margherita, avrebbe po-