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cole che sembrano le dita di una mano: e sono nude, con le orecchie lunghe. Eh come sono lunghe quelle orecchie, diavolo! — concludeva, fingendo meraviglia.

Anania andava in cerca delle lepri e naturalmente non le trovava. L’altro giurava che prima c’erano, che dovevano essere scappate, e peggio per Anania che non era andato prima.

— Tu vai con quelli — diceva con disprezzo.

— Peggio per te: ora le lepri fattele di cera!

Vedi, se venivi ieri con me!

— E perchè non le hai prese tu?

— Volevo prenderle con te, ecco; ora vediamo se troviamo il nido della cornacchia.

Il piccolo pastore faceva di tutto per trattenere Anania, ma il bimbo cominciava ad aver freddo lassù, ai piedi del monte già coperto di nebbia, e tornava in paese. Di sua madre, in quel tempo, egli serbò pochi ricordi perchè la vedeva di rado; ella stava sempre fuori; lavorava a giornata per le case o pei campi, nelle coltivazioni di patate, e ritornava verso sera, lacera, livida dal freddo, affamata. Da lungo tempo il padre di Anania non era più tornato a Fonni, anzi il bambino non si ricordava di averlo mai veduto.

Chi faceva un po’ da madre al piccolo bastardo era la vedova del bandito: essa lo aveva cullato, lo aveva addormentato tante volte con la nenia melanconica di strane canzoni; tante volte gli aveva pulito la testa, tante volte tagliato le unghie dei piedini e delle manine ter-