Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/16

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vi prefazione.

non queste che si hanno da due strumenti, dai quali, sebbene per incidenza vi si parli di lui, si può trarre per altro qualche lume a rischiarare meglio l’esser suo, e a riordinare in qualche modo l’età, nella quale visse e operò.1 La sostanza di tali strumenti è questa. Nel primo, che è un contratto rogato in Padova da ser Bandino del fu Angelo di Bandino de’ Brazzi, si dice, come a’ 13 d’agosto del 1398 il provido uomo Domenico detto Menone, figliuolo del fu Alberto della Ricca, terrazzano e abitatore di Cittadella, in nome proprio e come erede ab intestato di Nascimbene della Ricca, dottore di leggi, suo fratello, fa donazione inter vivos a donna Ricca, figliuola «quondam Francisci dicti Valaruchyni filii olim ser Alberti della Richa de Cittadella, uxori Cennini pictoris, familiaris..... magnifici domini Paduani;» in nome della quale donna Ricca, stipula e riceve Matteo da Colle, trombetto (tubetta) e familiare del predetto signore di Padova, fratello di Cennino e cognato della nominata donna Ricca. Tre giorni dopo, cioè a’ 19 d’agosto del medesimo anno, in burgo Cittadelle Paduani districtus, in domo habitationis infrascriptorum Mathei et Cennini, costituitasi personalmente dinanzi a Geremia Marescalchi, notaio e giudice ordinario, «honesta domina Richa, filia quondam Francisci Valaruchini de Cittadella, habitans Padue in contrata Sancti Petri, et uxor Cennini de Colj (sic, per de Colle) pictoris quondam Andree, habitatoris Padue in contrata Sancti Petri,» elegge per suo mundualdo messer Grandolfino del fu maestro Giovanni da Padova, al presente ufficiale della terra di Cittadella, affinchè con l’autorità e consenso di lui, essa

  1. Questi due istrumenti si conservano nell’Archivio Centrale di Stato. Sezione del Diplomatico, tra le provenienze dell’Archivio Generale.