Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/31

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prefazione. xxi

il Vasari scriveva, il perfezionamento recato dal pittore fiammingo non era più un segreto, ma ormai noto dovunque, e nel possesso di tutti gli artisti, siccome una tradizione già fatta antica. Ondechè col volger degli anni, divenute più incerte e inesatte le notizie di cotal fatto, era ben facile che la fama vaga, onde il Van-Eyk fu celebrato come il perfezionatore della pratica del dipingere ad olio, ne facesse poi l’inventore.1

Probabilmente il Trattato di Cennino fu divulgato e conosciuto sino da’ tempi non molto dall’autore lontani; ma il primo che ne faccia menzione è, come abbiamo veduto, Giorgio Vasari. Egli conobbe questo libro per l’esemplare che ne aveva Giuliano orafo senese, il quale senza forse è quel Giuliano di Niccolò Morelli, detto Barba, che nel dicembre del 1547 è deputato a lodare sopra certe figure di stucco fatte dal pittore ed architetto Bartolommeo Neroni, detto maestro Riccio, per la compagnia della Morte di Siena.2

Sostiene il Tambroni, che il Vasari non leggesse mai il libro del Cennini, o ne leggesse poco e senza intenderlo: e ne porta in prova i capitoli xxxviii e xxxix, dove si parla della sinopia e della cinabrese, delle quali terre, dice il Vasari che Cennino lasciò di far menzione. Ma poi nega che il Cennini trattasse de’ musaici, come afferma il Vasari; per-

  1. Ben volentieri e debitamente confessiamo, che in tutta la presente disquisizione ci ha servito di guida e di lume il bello scritto che il nostro onorevole amico signor Georg Ernst Harzen d’Amburgo stampò nel Deutscher Kunstblatt n° 49 dell’anno 1851; che a cura nostra fu tradotto dal tedesco, e ristampato nell’Indicatore Modenese de’ 7 d’agosto del 1852; nel quale ci parvero messi in nuovo aspetto, o dichiarati con invidiabile acume di critica e forza di ragionamento i termini di siffatta questione, da lui vittoriosamente risoluta.
  2. Vedi Documenti per la Storia dell’Arte Senese raccolti ed illustrati dal dottor Gaetano Milanesi. Tomo III, pag. 173 e 176. Siena, presso Onorato Porri, 1856, in-8.