Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/32

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xxii prefazione.

chè, secondo lui, Cennino non ha una sola parola di questo modo di lavorare. E noi al contrario diciamo, che il Vasari afferma il vero; perchè nell’esemplare da lui veduto erano i capitoli clxxi e clxxii, dove si discorre appunto del vetro da musaico, e sono tra quei quarantacinque, ridotti da noi a diciassette ed aggiunti alla presente edizione, i quali nel codice pubblicato dal Tambroni mancano affatto. Soprattutto poi duole all’editore romano che il Vasari abbia detto, non avere il Cennini trattato del macinare i colori a olio per far figure, mentre nel xciii dice chiaro che si possono dipingere in questo modo anco le incarnazioni. E maggiormente infine si rammarica di questo il Tambroni, perchè se il Vasari avesse considerato bene quel capitolo, non avrebbe così facilmente dato il merito della pittura a olio agli stranieri. Ma della poca ragione di tale suo lamento, si può giudicare da quel che abbiamo detto di sopra, esaminando siffatta questione. Ciò non pertanto, concediamo al Tambroni che il Vasari non abbia letto per disteso, nè con molta attenzione, il libro di Cennino; del che ci porge egli stesso la seguente ragione (certo a’ suoi tempi plausibilissima), che di molti de’ suoi avvertimenti egli non stimava doversi ragionare, essendo oggi notissime tutte quelle cose che costui ebbe per gran segreti e rarissime in quei tempi.1

Sul finire del passato secolo, monsignor Bottari scriveva: «Sarebbe cosa assai utile che il costui libro (del Cennini) fusse mandato in luce; dacchè nella toscana favella abbiamo tanti pochi scrittori dell’arte, rispetto a’ Greci.»2 Queste parole svegliarono in Giuseppe Tambroni grande desiderio di conoscere l’opera del Cennini; la quale, letta che

  1. Vasari, Vita d’Agnolo Gaddi.
  2. Nelle note alla vita di Agnolo Gaddi del Vasari.