Pagina:Cennini - Il libro dell'arte, 1859.djvu/51

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di cennino cennini. 11

fava, d’osso (con quell’osso che indrieto t’ho detto da disegnare); e, quanto mezza fava, di cinabro; e macina bene tutte queste cose in su prieta proferitica con acqua di pozzo, o di fontana, o di fiume. E tanto le macina, quanto hai sofferenza di poter macinare, chè mai non possono essere troppo; chè quanto più le macini, più perfetta tinta vienne. Poi tempera le predette cose con colla di questa tempera e fortezza: togli uno spicchio di colla dagli speziali, non di pesce, e mettila in uno pignattello in molle in tanta acqua chiara e netta, quanto possa tenere due mugliuòli comuni, per ispazio di sei ore. Poi, questo pignattello mettilo a fuoco, che sia temperato; e schiumalo quando bolle. Quando ha bollito un poco, tanto veggia la colla ben disfatta, colala due volte. Poi togli un vasello da pintori, grande, e capace ai detti colori macinati; e mettivi tanta di questa colla, che corra bene al pennello; e togli un pennello di setole, grossetto, che sia morbido. Poi abbi quella tua carta che vuoi tignere; e di questa tinta ne da’ distesamente per lo campo della tua carta, menando la mano leggiermente, e ’l pennello squasi mezzo asciutto, ora per uno verso ora per l’altro; e così ne da’ tre o quattro volte o cinque, tanto che veggia che ugualmente la carta sia tinta. E sta’ di spazio dall’una volta all’altra tanto, che ciascuna volta asciughi. E se vedessi che per lo tuo tignere aridisse o incoiasse per la tinta, è segno che la tempera è troppo forte: e però, quando dài la prima fiata, ponvi rimedio. Come? Mettivi dentro dell’acqua chiara tepida. Quando è asciutta e fatta, togli un coltello, e va’ col taglio fregando su per lo foglio tinto, leggiermente, acciò che levi via se nessun granelluzzo vi fusse.