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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/128

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122 c. giulio cesare

gilla infiammabile[1] arroventata al fuoco e frecce in fiamme. Ben presto le case s’incendiarono e le fiamme, per la forza del vento, s’allargarono a tutto il campo. I nemici, ad alte grida, — come se avessero già in pugno la tanto sospirata vittoria — cominciarono a mettere in moto le loro torri e testuggini ed a salire le scale appoggiate alla palizzata. Ma tanto fu il valore dei soldati e tale la loro presenza di spirito che, abbrustoliti per ogni dove dalle fiamme ed incalzati dalla grande pioggia delle frecce — pur sapendo ormai che tutto il bagaglio e le loro robe erano in preda al fuoco —, nessuno aveva l’aria d’accorgersene e combattevano tutti con il più gagliardo ed animoso impeto.

Quella giornata fu di gran lunga la più dura per i nostri, ma questo almeno ne fu il risultato, che i nemici ebbero perdite più gravi che mai in morti e feriti, essendosi stipati sotto la palizzata e non dando gli ultimi spazio ai primi per ritirarsi. Essendosi alquanto quietate le fiamme ed essendo stata una torre avvicinata alla palizzata, i centurioni della terza coorte si ritirarono da quel luogo e fecero allontanare tutti i loro; poi — con il gesto e con la voce — cominciarono a sfidare i nemici ad entrare nel campo ma nessuno di quelli osò avanzarsi. Rovesciata allora una pioggia di pietre da ogni parte sui nemici stessi, questi furono sgominati e la torre incendiata.


I due centurioni rivali Pullone e Voréno.

XLIV. Erano in quella legione due centurioni, uomini di straordinario coraggio e prossimi ormai alla promozione, cioè T. Pullone e L. Voréno. Tra i due era un continuo litigio per il conseguimento dei gradi e, ogni anno, la gara riaccendeva tra di loro la grande controversia. Pullone adunque, combattendo con esemplare vigore presso la palizzata, gridò d’improvviso: «Che stai pensando, o Voréno? Che promozione t’aspetti per le tue gesta d’oggi? Questa è la giornata che deciderà di tutti i nostri dissensi»).

Detto ciò balza dal vallo e si slancia dove più fitto è il nemico. Nè Voréno allora — temendo di parer dammeno agli occhi di tutti — può rimanersi dentro i limiti del campo ed esce anch’egli fuori delle trincee. Non manca che un breve spazio,

  1. ↑ Ferventes fusili ex argilla glandes. La frase ha sbizzarrito in ogni tempo i commentatori. Taluni pensano a proiettili d’argilla intrisa d’olio, altri ad argilla surriscaldata, altri più probabilmente a proiettili impastati di argilla e carbon fossile, o di argilla, torba o lignite. Napoleone osserva che nella zona di Charleroi, dove avvennero i combattimenti, i banchi di antracite affiorano in più luoghi (Napoleone III, op. cit., II, p. 211); Palladio traduce: «fuochi artificiosi» (op. cit., p. 80).