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| la guerra gallica – libro vii | 157 |
nè il duce supremo, senza scorta può raggiungere le legioni. Meglio infine — essi concludono — morire in battaglia che rinunciare a ricuperare l’antica gloria militare e la libertà ereditata dagli avi.
I Carnuti e la strage di Cénabo.
II. - Discussi vivamente tutti questi progetti, i Carnuti dichiarano che non v’ha pericolo cui essi si ricusino per la comune salvezza e promettono d’essere i primi ad aprire le ostilità. Dal momento che non si può subito, con uno scambio d’ostaggi, premunirsi contro la divulgazione del segreto, vogliono almeno che — con giuramento sacro intorno alle insegne militari raccolte in fascio, cosa che ha nel loro costume una grande solennità — si giuri che nessuno manchi all’appello una volta cominciata la guerra. Allora — fra grandi applausi ai Carnuti — prestato il giuramento da tutti i presenti, si fissa la data iniziale e si scioglie l’assemblea.
- ↑ Cotoato, Gutuatro, ecc.: probabilmente si tratta di una carica sacerdotale (antistes loci consecrati) delle assemblee druidiche.
- ↑ Oramai sembra assodato che Cénabum (Genabum) non può identificarsi altrimenti che con Orléans. Si è preteso che esistessero due Cenabum, uno per Orléans, l’altro per Gien; ma in realtà non può considerarsi che una sola cittadella dei Carnuti — cioè Orléans — la quale è pure menzionata da Strabone, Tolomeo, dall’itinerario di Antonino e dalla tavola Peutingeriana. Per le controversie di questo argomento si vedano: Napoleone III, op. cit., II, pp. 241-249; Desjardins, op. cit., II, pp. 480-481; Jullian, op. cit., III, p. 419 nota 1.
- ↑ La trasmissione era agevolata da torri di segnalazione: di notte e con tempo avverso si ricorreva ai fuochi. Le segnalazioni avvenivano per via di monosillabi, gridati a voce altissima. Per i riscontri precedenti si veda lib. V, cap. LIII.