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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/163

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la guerra gallica – libro vii 157

nè il duce supremo, senza scorta può raggiungere le legioni. Meglio infine — essi concludono — morire in battaglia che rinunciare a ricuperare l’antica gloria militare e la libertà ereditata dagli avi.


I Carnuti e la strage di Cénabo.

II. - Discussi vivamente tutti questi progetti, i Carnuti dichiarano che non v’ha pericolo cui essi si ricusino per la comune salvezza e promettono d’essere i primi ad aprire le ostilità. Dal momento che non si può subito, con uno scambio d’ostaggi, premunirsi contro la divulgazione del segreto, vogliono almeno che — con giuramento sacro intorno alle insegne militari raccolte in fascio, cosa che ha nel loro costume una grande solennità — si giuri che nessuno manchi all’appello una volta cominciata la guerra. Allora — fra grandi applausi ai Carnuti — prestato il giuramento da tutti i presenti, si fissa la data iniziale e si scioglie l’assemblea.


III. - Venuto il giorno, i Carnuti, guidati da Cotuato[1] e Conconnetodúmno — uomini pronti ad ogni disperata impresa — corrono ad un segnale a Cénabo[2], uccidono tutti i cittadini romani che vi si erano stabiliti per ragioni di commercio, e tra essi C. Fufio Cita integro cavaliere romano che dirigeva per ordine di Cesare il servizio delle intendenze. Uccisi i Romani, i Carnuti saccheggiano i loro beni. La notizia si sparge fulminea per tutte le popolazioni della Gallia, poichè, non appena accade qualcosa di grave e d’impressionante, i Galli se lo trasmettono di campo in campo e da regione a regione[3]. Il vicino raccoglie la novella dal vicino e la trasmette a sua volta. Così accadde anche allora, sicchè quello che era avvenuto a Cénabo al levar
  1. Cotoato, Gutuatro, ecc.: probabilmente si tratta di una carica sacerdotale (antistes loci consecrati) delle assemblee druidiche.
  2. Oramai sembra assodato che Cénabum (Genabum) non può identificarsi altrimenti che con Orléans. Si è preteso che esistessero due Cenabum, uno per Orléans, l’altro per Gien; ma in realtà non può considerarsi che una sola cittadella dei Carnuti — cioè Orléans — la quale è pure menzionata da Strabone, Tolomeo, dall’itinerario di Antonino e dalla tavola Peutingeriana. Per le controversie di questo argomento si vedano: Napoleone III, op. cit., II, pp. 241-249; Desjardins, op. cit., II, pp. 480-481; Jullian, op. cit., III, p. 419 nota 1.
  3. La trasmissione era agevolata da torri di segnalazione: di notte e con tempo avverso si ricorreva ai fuochi. Le segnalazioni avvenivano per via di monosillabi, gridati a voce altissima. Per i riscontri precedenti si veda lib. V, cap. LIII.