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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/166

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160 c. giulio cesare

contro i Nitiobrogi ed i Gabali[1], prende ostaggi dagli uni e dagli altri, e, messo insieme un forte contingente, s’affretta ad irrompere nella Provincia puntando su Narbona. Arrivata questa notizia a Cesare, egli comprende che bisogna metter via tutti i progetti già fatti e partire per Narbona. Arrivato là rincuora i pavidi, colloca distaccamenti tra i Rutèni[2] della Provincia, tra i Voici-Arecómici[3], tra i Tolosani ed intorno a Narbona; in tutti i luoghi cioè che erano vicini al nemico. Ordina anche che una parte delle truppe della Provincia ed i rinforzi che aveva portato dall’Italia si concentrino presso gli Elvii[4] che sono alla frontiera degli Arverni.


La traversata delle Cevenne fra le nevi.

VIII. - Provveduto a ciò, mentre Luctério si arresta ed anche retrocede, giudicando pericoloso avventurarsi tra le nostre difese, Cesare parte verso gli Elvii. Benchè le Cevenne — che dividono gli Arverni dagli Elvii — sbarrassero il cammino in quella dura stagione con l’altissima neve, pur tuttavia, apertasi una via fra le nevi stesse per una profondità di sei piedi e dischiuso così il cammino mercè la dura fatica dei legionari, Cesare giunge nel territorio degli Arverni[5]. Rimangono quelli sbigottiti dall’arrivo, perchè si credevano protetti dalle Cevenne come da una muraglia, specie in quella stagione dell’anno in cui i sentieri della montagna mai s’erano aperti neppure ad un solo pedone. Cesare ordina ai cavalieri d’irradiarsi il più lontano possibile e di far la maggior paura possibile al nemico. Rapidamente, per pubblico rumore e per messi, tutto ciò è riferito a Vercingetórige, cui tutti gli Arverni, terrorizzati, si stringono d’attorno: lo scongiurano a voler pensare ai loro beni, ad impedire che il nemico li spogli del tutto, specie
  1. Nitiobrogi dell’Agenais, Gabali del Gévaudan.
  2. I Ruteni provinciales popolavano la sinistra del Tarn e quindi dipendevano dalla Provincia.
  3. I Volci si distinguevano in due tribù, e cioè dei Tectósagi (Tolosa) e degli Arecómici. Questi ultimi occupavano l’Umbranicia nella regione di Nimes. Vedasi la carta della Gallia bracata, annessa al Desjardins, op. cit., II, p. 211 sgg.
  4. Avevano per capoluogo Alba (Aps-Ardèche). Il piano iniziale di Cesare era: sistemare una solida base nel Narbonense, vibrare da essa fulminee ed inattese puntate contro le frazioni dell’avversario a cominciare dal passaggio delle Cevenne.
  5. La traversata delle Cevenne deve essere avvenuta al colle du Pal, tra Vivarais e Vélay.