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| la guerra gallica – libro vii | 161 |
sapendo come tutto il peso della guerra ricada su di loro. Toccato da queste preghiere, Vercingetórige toglie il campo dai Biturigi e si rivolge agli Arverni.
IX. - Ma Cesare, rimasto due giorni in quei luoghi, poichè egli aveva preveduto questa mossa di Vercingetórige, con il pretesto d’andare a prendere rinforzi e cavalleria, si allontana dall’esercito, mettendogli a capo il giovane Bruto. Raccomanda di far scorrazzare la cavalleria, per ogni dove, col più ampio raggio possibile ed assicura ch’egli farà in modo da non rimanere assente più di tre giorni. Disposte così le cose, con grande sorpresa dei suoi egli punta celermente su Vienne[1]. Trova colà i freschi squadroni che egli aveva mandato molti giorni innanzi, e non fermandosi mai, nè notte nè giorno, attraverso il territorio degli Edui, va verso i Lingoni, dove due legioni svernano; in modo che se gli Edui abbiano progettato qualcosa contro la sua vita, la celerità della manovra sventi il disegno. Arrivato tra i Lingoni, manda ordini alle altre legioni e le raduna tutte in un sol luogo, prima che gli Arverni possano aver sentore del suo arrivo[2].
Informato di ciò, Vercingetórige riconduce l’esercito fra i Biturigi, e, partendo di là, si prepara ad assediare Gorgobina[3], fortezza dei Boii. Cesare aveva ivi raccolto questi ultimi, dopo averli vinti nella campagna contro gli Elvezi, sottoponendoli all’autorità degli Edui.
- ↑ Vienne, Vicenna, nel territorio degli Allobrogi presso il Rodano. Cesare deve esservi arrivato impiegando un giorno e mezzo.
- ↑ Da Vienne a Digione intercedono 220 chilometri, da Digione a Langres 80, da Langres a Sens 150: in totale 450 chilometri. È assai verosimile che il concentramento delle legioni deve essere avvenuto a Sens. La manovra di Cesare poteva dirsi oramai felicemente iniziata: aveva assicurato il Narbonese da Luctério, dato la mano a Labieno e tenuto in scacco Vercingetórige.
- ↑ Probabilmente Saint-Parize-le-Châtel, villaggio tra Loire ed Allier (Napoleone III, op. cit., II, pp. 247-248 nota) oppure La Guerche (Jullian, op. cit., III, p. 433).