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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/168

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162 c. giulio cesare

sporti. Gli parve nondimeno preferibile affrontare tutti gli ostacoli all’alienarsi — col sopportare un simile affronto — l’animo di tutti gli amici.

Incitati adunque gli Edui a provvedere ai rifornimenti, manda gente ai Boii a preannunciare il suo arrivo, ad esortarli a restare fedeli ed a sostenere con forte animo l’urto dei nemici. Lasciate in Agedinco due legioni ed i bagagli di tutto l’esercito, parte verso i Boii.


Cesare assedia Vellaunoduno e sorprende Cénabo.

XI. - Il giorno dopo, arrivato a Vellaunoduno[1] fortezza dei Sénoni, per non lasciare alcun nemico alle spalle e provvedere con più sicurezza ai rifornimenti di grano, delibera l’assedio e, in due giorni, circonda la fortezza con una trincea ed, al terzo, venuti dalla città parlamentari per la resa, ordina che si consegnino le armi, si conducano i quadrupedi[2] e si rimettano seicento ostaggi. Lascia per sbrigare tutto questo il legato C. Trebonio ed egli, per far la strada più presto, parte verso Cénabo dei Carnuti. Questi che avevano allora allora saputo dell’assedio di Vellaunoduno, imaginando che la cosa andasse per le lunghe, si preparavano a mandare un presidio per la difesa di Cénabo. Ma Cesare vi arriva in due giorni.

Messo il campo davanti alla città — impeditone ormai dall’ora avanzata — rimanda l’assalto al giorno dopo ed ordina ai soldati tutto ciò che serve alla bisogna. E poichè presso Cénabo era un ponte sulla Loira, temendo che di notte gli assediati potessero approfittarne per la fuga, ordina a due legioni di vegliare in armi. I Cenabensi, poco prima della mezzanotte, usciti in silenzio dal castello, cominciano infatti a passare il fiume. Cesare però, avutane notizia dagli esploratori, incendiate le porte, introduce in città le due legioni cui aveva ordinato di vegliare e s’impadronisce del luogo; sicchè a mala pena possono sottrarsi alla cattura soltanto pochi dei nemici perchè l’angustia dei sentieri e del ponte impediva la via alla folla. Cesare saccheggia ed incendia la città, dona il bottino[3] ai soldati, conduce l’esercito al di là della Loira ed arriva al paese dei Biturigi.

  1. Corrisponde a Montargis (Jullian, op. cit., III, p. 435 nota 4) oppure a Triguères (Napoleone III, op. cit., II, p. 251 nota).
  2. Jumenta, espressione generica per indicare i quadrupedi da tiro e da salma.
  3. Praedam: s’intendono principalmente gli abitanti condotti in schiavitù.