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| la guerra gallica – libro vii | 163 |
L’occupazione di Novioduno.
XII. - Vercingetórige, avuta notizia dell’arrivo di Cesare, rinunzia all’assedio[1] e gli muove incontro. Cesare aveva cominciato ad assediare Novioduno[2] città dei Biturigi, che si trovava sulla sua strada. Venuti a lui ambasciatori, dalla città a pregarlo di perdonare loro e di non far vittime, per sbrigar tutto con quella celerità che già gli aveva dato così buoni risultati, comanda che si consegnino le armi, si portino i cavalli e si dieno gli ostaggi. Era stata già consegnata una parte degli ostaggi e si provvedeva già al resto — essendo stati introdotti nella fortezza soli i centurioni e pochi soldati a prendere le armi ed i quadrupedi — quando, d’improvviso, fu avvistata la cavalleria che precedeva l’esercito di Vercingetórige. Non appena anche quelli della città la scorsero e sentirono rinascere le loro speranze, eccoli che — ad alte grida — prendono di nuovo le armi, chiudono le porte ed assiepano i difensori sulle mura.
I centurioni che erano nella fortezza, comprendendo dall’atteggiamento dei Galli che c’era qualcosa di nuovo nelle loro intenzioni, impugnate le spade, occupano le porte e conducono in salvo tutti i loro uomini.
- ↑ Di Gorgobina.
- ↑ Sancerre, secondo Napoleone III (op. cit., II, pp. 252-53 nota), e Neuvy-sur-Barangeon, secondo Jullian (op. cit., III, p. 437 nota 4). Comunque, la fortezza doveva trovarsi lungo la vecchia strada romana da Orléans a Bourges, nella zona in cui essa penetrava tra i Biturigi, per evidenti ragioni di difesa.
- ↑ Bourges (Napoleone III, op. cit., II, p. 274; Jullian, op. cit., III, p. 438). La nuova tattica di Vercingetórige tendeva ad adottare una decisa lotta da guerriglia.