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| 164 | c. giulio cesare |
La nuova tattica di Vercingetórige.
XIV. - Vercingetórige, dopo tanti ed ininterrotti rovesci, a Vellaunoduno, a Cénabo e Novioduno, raduna i suoi a consiglio. Dimostra loro che bisogna adottare una tattica del tutto diversa da quella usata fino allora. «Occorre — egli dice — rivolgere tutti gli sforzi a questo: tagliar fuori i Romani da tutti i rifornimenti di foraggio e di grano. L’impresa sarebbe stata facile poichè i Galli abbondavano di cavalleria ed erano favoriti dalla stagione. Non c’era fieno da tagliare. I nemici avrebbero necessariamente dovuto andarlo a cercare qua e là per le case, e tutti i giorni i cavalieri avrebbero potuto distruggere questi foraggiatori. Inoltre bisognava, in nome della causa comune, rinunciare a tutti i beni patrimoniali, incendiare i villaggi e le case in tutta la regione dove i Romani sembrassero voler foraggiare. Ai Galli invece non sarebbe mancato nulla, perchè si sarebbero aiutati con le provviste dei popoli presso cui facevano la guerra. I Romani, in contrapposto, o non avrebbero sopportato la carestia, o avrebbero dovuto con grave pericolo allontanarsi di molto dal campo. Poca differenza c’era tra l’ucciderli e strappare loro i bagagli perchè, perduti i bagagli, non sarebbe stato più possibile di combattere. Occorreva inoltre incendiare tutte quelle città che, per difetto di fortificazioni o postura dei luoghi, non fossero al coperto da ogni minaccia, per impedire che servissero d’asilo ai disertori o offrissero ai Romani buona occasione di rifornimento o di preda.
«Questo poteva sembrare grave e doloroso, ma ben più grave e più doloroso sarebbe stato il lasciar condurre i figli e le mogli in schiavitù ed essere uccisi, poichè questo è il fatale destino dei vinti».
XV. - Approvate con unanime consenso le proposte, in un solo giorno s’incendiano più di venti città dei Biturigi. Lo stesso accade presso tutti gli altri popoli e da ogni parte si scorgono le fiamme. Benchè i Galli ne fossero angosciati, si ripromettevano nondimeno — a mo’ di consolazione — di poter ricuperare con la ormai sicura vittoria tutti i beni perduti. Nel consiglio di guerra si discute pure se sia meglio incendiare Avarico oppure difenderla. I Biturigi si trascinano qua e là in ginocchio dinnanzi ai capi dei Galli, perchè non sieno costretti a bruciare con le proprie mani forse la più bella città delle Gallie, presidio e decoro di tutta la popolazione. Assicurano che sarà loro facile difendersi mercè la natura del luogo, perchè — circondata quasi