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| la guerra gallica – libro vii | 165 |
da ogni lato dal fiume e dalla palude — Avarico ha un solo accesso ed angustissimo[1]. Si accorda questa grazia ai supplicanti, contrario dapprima Vercingetórige, poi egli stesso annuente alle preghiere e mosso a compassione del popolo. Si scelgono per la difesa della fortezza i più gagliardi combattenti.
Cesare assedia Avarico.
XVI. - Vereingetórige tenne dietro a Cesare a piccole tappe e pose il campo in un luogo protetto da paludi e da selve, lontano da Avarico sedici miglia[2]. Quivi, per mezzo d’informatori sicuri — di ora in ora al corrente di tutto quello che si faceva in Avarico — ordinava quel che voleva si facesse. Spiava tutti i nostri drappelli in cerca di foraggio e di grano, e, non appena i nostri, alla spicciolata, erano costretti a spingersi un po’ troppo oltre, li assaliva ed infliggeva loro forti perdite, benchè, per quanto fosse umanamente possibile, i nostri prendessero molte precauzioni sortendo in tempi e per luoghi sempre diversi.
- ↑ Il vallone di Saint Paul, sotto la vecchia porta Bourbonnoux, colmato durante le successive vicende urbane di Bourges (Napoleone III, op. cit., II, p. 255 nota 1).
- ↑ Forse presso Dun-le-Roi, alla confluenza dell’Auron e del Taisseau. La questione è assai controversa, tanto dal lato storico e topografico, quanto dal militare (Napoleone III, op. cit., II, pp. 254-55 nota; Jullian, op. cit., III, p. 442 nota 2).
- ↑ Poichè Avarico non era attaccabile che da questo lato — cioè tra Auron e Yévrette — e le condizioni del terreno impedivano il tracciamento di una fronte continua, Cesare pose alacremente mano alla costruzione di un terrapieno, che rafforzò ai lati con due torri (Napoleone III, op. cit., II, p. 256; vol. II degli Atlanti annessi, tav. 20). Il progresso successivo dei lavori si rileva dalla tav. 24. Nella traduzione della Guerra gallica di Francesco Baldelli, illustrata da Andrea Palladio, l’opera cesariana è qualificata con il neologismo di «bastione», vocabolo assai appropriato alle circostanze.