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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/175

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la guerra gallica – libro vii 169

comune salvezza perchè — se fossero riusciti i Biturigi soli a salvare la città loro — era chiaro che la vittoria decisiva sarebbe stata loro opera.


La strenua difesa di Avarico.

XXII. - Allo straordinario valore dei nostri soldati, i Galli opponevano astuzie d’ogni genere, poichè caratteristica della loro stirpe è un’estrema ingegnosità ed un’incredibile prontezza nell’assimilare tutto quello che vedono fatto da altri. A mezzo di lacci, essi deviavano i puntali degli arieti[1] e, serratili, li traevano con macchine all’interno. Facevano crollare con gallerie sotterranee le nostre opere d’approccio, e ciò tanto più abilmente quanto maggiore era la loro esperienza di minatori, acquistata nelle loro grandi miniere di ferro, dove — come è noto — si usa ogni specie di gallerie[2]. Avevano rinforzato le mura tutt’attorno con una cintura di torri congiunte tra loro da un tavolato e le avevano rivestite di pelli. Quindi, con frequenti sortite diurne e notturne, appiccavano fuoco alla nostra palizzata, assaltavano i soldati intenti al lavoro e, quanto più le nostre torri s’alzavano — a mano a mano che crescevano le opere d’approccio — tanto più essi elevavano le loro difese e raffittivano l’armatura delle loro torri. Stroncavano infine i nostri cunicoli affondando sulla bocca pali appuntiti ed induriti al fuoco, pece bollente e pietre di gran mole. Impedivano così ai nostri di ultimare i lavori d’approccio e di accostarsi alla base dell’opera.


Le mura galliche.

XXIII. - Così costruiscono i Galli le loro mura. Per l’intero sviluppo di esse adagiano ininterrottamente travi, in senso normale al circuito delle mura, a costante intervallo di due piedi
  1. Falces. Il vocabolo, come si è detto, si riferisce all’estremità — o puntale — della falce o dell’ariete, foggiata a rampino, per strappare le pietre dai muri. Vitruvio, a proposito dell’assedio di Marsiglia, scrive: «Quando la testuggine si approssimava per battere la muraglia, si calava una corda fornita di un nodo scorsoio, che serrava l’ariete, ne sollevava la testa in alto, mediante ruote a timpani, allo scopo di impedire che danneggiasse la muraglia» (Vitruvio, XI-XV). Analogamente si debbono essere comportati i difensori di Avarico. Per falx muralis, si intende una lunga pertica fornita all’estremità di una punta di ferro a mo’ di uncino. Con la falx va pure ricordata la vectis, specie di leva per smuovere le pietre delle mura. Per i particolari dell’assedio si veda Rice Holmes, op. cit., p. 595 sgg.
  2. Le miniere erano specialmente frequenti nel Berry.