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| la guerra gallica – libro vii | 173 |
Quivi una parte, pigiandosi nell’angusto varco delle porte, è uccisa dai nostri soldati; l’altra parte già uscita dalle porte medesime è uccisa dai cavalieri. Non ci fu uno che pensasse a far prigionieri. Esasperati, come erano, dal ricordo della strage di Cénabo e dalle enormi fatiche, non avevano più alcuna considerazione dell’età e non risparmiavano nè donne nè bimbi. Insomma, di tutta quella gente che assommava a circa quarantamila anime, appena ottocento che — al sentire il primo clamore — s’erano gittati fuori dalla città, giunsero incolumi a Vercingetórige.
Questi, temendo che dal loro improvviso accorrere al campo e dalla commozione popolare potesse nascere qualche disordine, accolse i fuggiaschi, a notte alta, in profondo silenzio; avendo avuto cura di scaglionare lungo la via suoi famigliari[1] e capi delle popolazioni con l’incarico di suddividere i fuggiaschi e di condurli ai quartieri a ciò destinati nel campo a ciascuna gente.
Gli argomenti di Vercingetórige.
XXIX. - Il giorno dopo — adunato il consiglio — Vercingetórige rianima i suoi, li esorta a non perdersi d’animo e a non lasciarsi impressionare o abbattere da quel rovescio. «I Romani — egli dice — non avevano vinto col valore, nè in campo, ma soltanto con l’astuzia e con la superiorità dell’arte fortificatoria di cui i Galli erano ignari. Sarebbe un errore in guerra non aspettarsi che successi: a lui non era mai piaciuta l’idea di difendere Avarico ed essi stessi potevano di ciò essergli testimoni. Si doveva all’imprudenza dei Biturigi ed alla troppa indulgenza degli altri se si era giunti a quel rovescio. In ogni modo egli avrebbe rapidamente provveduto, assicurandosi maggiori vantaggi. Egli avrebbe infatti aggregato a sè anche quelle popolazioni che avevano voluto rimanere estranee al movimento ed avrebbe formato il fascio delle forze di tutta la Gallia, cui neppure l’intero orbe terrestre avrebbe potuto resistere. Intanto era giusto che — nell’interesse comune — essi cominciassero a fortificare il campo per fronteggiare più facilmente i repentini attacchi del nemico».