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| la guerra gallica – libro vii | 181 |
la palizzata con graticci (plutei) e s’era preparato ad un nuovo assalto per il giorno dopo.
Saputo ciò, Cesare, assecondato dall’ardore dei soldati, giunge al campo prima che sorga il sole.
Gli Edui in piena rivolta.
XLII. - Mentre questo avviene a Gergovia, gli Edui — ricevuti i primi avvisi da Litavicco — non vogliono perdere tempo a chiarire le cose. Per cupidigia di danaro gli uni, gli altri per ira e leggerezza — e questa è soprattutto innata in quella gente — la diceria udita ritengono tutti senz’altro per vera. Saccheggiano i beni dei cittadini romani, fanno strage, conducono in schiavitù. Convictolitave soffia in quel fuoco ed eccita la furiosa plebe che, una volta abbandonata alle efferatezze, crede vergognoso ritornare alla ragione. Fanno uscire fuori del castello di Cavillono il tribuno militare M. Aristio — che era in cammino per raggiungere la sua legione — gli danno parola di non torcergli un capello e lo stesso fanno con i commercianti che si erano fermati a Cavillono per affari. Ma aggreditili immediatamente appena si mettono in marcia, tolgono loro tutti i bagagli.
Resistendo i nostri, sono assediati per un giorno ed una notte, ed essendoci gravi perdite da una parte e dall’altra, gli Edui chiamano alle armi più numerose forze.
XLIII. - Frattanto giunge notizia che tutti i soldati edui sono in potere di Cesare. Corrono allora ad Aristio e spiegano che, di quanto è avvenuto, soltanto la plebe è responsabile ed ordinano un’inchiesta sui saccheggi: i beni dei fratelli di Litavicco sono confiscati e si mandano ambasciatori a Cesare per implorare il perdono.
Questo gli Edui fanno per ricuperare le loro truppe. Ma già macchiati di delitto e solidali per necessità — a causa della refurtiva che dopo i saccheggi s’erano divisa — ed atterriti all’idea della pena, cominciano a preparare segretamente la guerra e sollecitano con ambascerie le altre popolazioni.
Benchè Cesare veda chiaro a che miri tale manovra, si rivolge pur tuttavia agli ambasciatori nel modo più calmo che gli sia possibile. «Egli — dice — non giudica tutta la popolazione dalla brutale leggerezza della plebe e non ha affatto diminuito la sua benevolenza per gli Edui». Frattanto, aspettandosi un movimento di rivolta più vasto in Gallia, per non essere accerchiato da tutte le parti, Cesare stava pensando alla