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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/188

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182 c. giulio cesare

miglior via per allontanarsi da Gergovia e raccogliere di nuovo tutto l’esercito in modo che una partenza — dovuta alla minaccia d’una defezione — non avesse l’aria d’una fuga[1].


Gli eventi dell’assalto sotto Gergovia.

XLIV. - Mentre stava pensando a questo, parve d’un tratto che gli si presentasse una buona occasione. Recatosi nel campo minore per controllare i lavori, notò che un colle che era occupato dai nemici era del tutto sguarnito d’uomini, mentre nei giorni precedenti era letteralmente coperto di gente. Sorpreso, ne chiese la ragione ai disertori che ogni giorno a lui venivano in grande quantità.

Questi dissero — come Cesare del resto aveva già potuto accertare per mezzo dei suoi esploratori — che il rovescio di quel colle era pianeggiante, ma silvestre ed angusto da quella parte che dava adito all’altro lato della città. Il nemico — soggiungevano — era assai preoccupato per quella condizione di cose e capiva bene come, occupato dai Romani già un colle, se avesse perduto anche l’altro sarebbe rimasto quasi circondato e con tutte le vie precluse, tanto per fare sortite quanto per foraggiare.

Vercingetórige aveva perciò chiamato tutte le truppe a fortificare quel colle[2].


La cavalcata ingannatrice.

XLV. - Saputo ciò, Cesare — verso la mezzanotte — invia da quella parte molti squadroni di cavalleria e dà loro ordine di sciamare per ogni dove, tumultuosamente. Al primo albore, ordina che si tragga dal campo un grande numero di muli e, fatto loro togliere il basto, prescrive che i conducenti — messo in capo l’elmo e dandosi l’aria di cavalieri — facciano il giro
  1. Probabilmente, a questo punto Cesare deve avere mandato a Labieno l’ordine di raggiungerlo.
  2. Tutte queste circostanze di fatto sono particolarmente esaminate ed interpretate da Napoleone III. Egli ritiene che la dorsale «schermo» faccia parte del gruppo montuoso di Risolles (lato sud-ovest della fortezza) il cui rovescio (dorsum eius jugi), poco accidentato, metteva capo al lato occidentale della cinta (ad alteram partem oppidi) per via di una soglia angusta e boscosa. Qualora i Romani si fossero impadroniti degli accessi alla porta ovest, le comunicazioni con l’esterno sarebbero state tagliate e Gergovia pressochè bloccata (paene circumvallati) (Napoleone III, op. cit., II, pp. 274-75 nota 1; vol. II dell’Atlante, tavole 21-22; Jullian, op. cit., III, p. 477 note 4-7).