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| la guerra gallica – libro vii | 183 |
dei colli. Aggiunge loro alcuni cavalieri che, per rendere più verosimile la mostra, debbono girare al largo. Dopo un lungo percorso tutti debbono trovarsi allo stesso punto.
Dalla città si scorgeva ogni cosa perchè da essa si dominava tutto il campo ma, data la distanza, non si poteva veder chiaro di che si trattasse. Cesare intanto manda verso le alture una legione e — fattala un po’ avanzare — la schermisce in un avvallamento del terreno, coperto da bosco. Ciò accresce i sospetti dei Galli e tutte le forze si concentrano in quel punto per intensificare i lavori di difesa. Cesare — visto sgombro il campo dei nemici — fa passare alla spicciolata i soldati dal campo maggiore al minore. Dopo aver fatto coprire loro i cimieri, schermire l’equipaggiamento e le insegne[1] perchè non si scorgano dalla città[2], comunica il suo piano ai legati che aveva messi alla testa delle singole legioni.
Anzitutto essi devono trattenere i soldati, perchè per ardore nell’azione e per speranza di preda non avanzino più del necessario. Addita poi quali pericoli possano derivare dalla sfavorevole posizione, e come solo con la rapidità sia possibile di evitarli; poichè, più che d’una battaglia, si tratta di tentare un colpo di mano. Spiegato tutto ciò, dà il segnale e manda nello stesso tempo dalla destra, per una salita, gli Edui.
XLVI. - Le mura della fortezza distavano dalla pianura e dal principio del declivio — in linea d’aria e senza alcun svolto — un mille e duecento passi[3]; senonchè la tortuosità dei sentieri per facilitare la salita aumentava in realtà quella distanza. Circa a mezza costa, come lo consentiva la natura del colle, i Galli avevano trasversalmente innalzato una muraglia di grosse pietre, alta sei piedi, che doveva infrangere l’impeto dei nostri; e la parte inferiore del colle era lasciata del tutto sgombra, mentre la superiore, fino alle mura della città, riboccava di accampamenti densissimi.
I nostri, dato il segnale, arrivano d’un balzo a quella muraglia: sorpassatala s’impadroniscono di tre campi. E talmente fu travolgente l’assalto che Teutómato — re dei Nitióbrogi — colto all’improvviso nella sua tenda mentre faceva la siesta, riuscì, seminudo, a salvarsi a stento, sul cavallo ferito, dalle mani dei soldati in cerca di preda.