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| 186 | c. giulio cesare |
Cesare, intanto, avanzando un poco con la legione da quel punto in cui s’era fermato, attende l’esito della lotta[1].
L. - Mentre così aspramente si combatteva ed il nemico contava sul terreno e sul numero ed i nostri si affidavano al loro valore, d’improvviso apparvero sul nostro fianco scoperto gli Edui che Cesare aveva mandati sulla destra per un’altra salita a tentare una diversione. Essendo la loro armatura eguale a quella dei nemici, i nostri ne furono sbigottiti e, benchè vedessero nei sopravvenienti la spalla scoperta — che era il segnale di riconoscimento convenuto — pur tuttavia ne diffidarono sospettandolo uno stratagemma[2].
Nello stesso momento il centurione L. Fabio e quelli che con lui avevano scalato il muro, circondati ed uccisi, venivano precipitati giù dall’alto. M. Petronio, centurione della stessa legione, dopo aver tentato di sfondare le porte, oppresso dagli avversari e disperando ormai della propria salvezza, gravemente ferito com’era, disse ai compagni che lo seguivano: «Dal momento che non mi è possibile salvarmi con voi, voglio almeno preservare la vostra vita che io ho messa a repentaglio per la mia passione di gloria. Pensate alla vostra salvezza: io ve ne offro il mezzo». Così dicendo s’avventò in mezzo ai nemici ed, uccisine due, riuscì per un attimo a farsi un poco di largo presso alla porta. Sforzandosi i suoi d’aiutarlo: «È inutile — disse — che cerchiate d’aiutarmi, perchè non ho più nè sangue nè forze. Allontanatevi finchè siete in tempo e ritornate alla legione».
Così combattendo qualche istante dopo cadde e salvò i suoi.
LI. - I nostri — incalzati da ogni parte — essendo già caduti quarantasei centurioni, si ritraggono allora dalla posizione. Ma il furioso inseguimento cui i Galli s’erano abbandonati fu contenuto dalla decima legione, disposta in riserva in una zona pressochè pianeggiante.
Questa legione, a sua volta, venne rincalzata dalle coorti della tredicesima che — condotte fuori dal campo minore dal legato P. Sestio — s’erano appostate sulle alture. Non appena le legioni ebbero così raggiunta la pianura, si riordinarono e
- ↑ Questo momento dell’azione è variamente interpretato dai commentatori. Sembra probabile che T. Sestio si sia avanzato alquanto, dal campo minore, verso nord-ovest, mentre Cesare deve essersi accostato verso Gergovia (Napoleone III, op. cit., II, p. 244; Jullian, op. cit., III, p. 477).
- ↑ La spalla destra nuda era il segnale di riconoscimento delle truppe alleate (dextris humeris exsertis).