| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| 188 | c. giulio cesare |
morale dei nostri, muove il campo verso gli Edui, e neppure allora inseguendoci i nemici, il terzo giorno ricostruisce i ponti sull’Allier[1] e per di là fa passare l’esercito.
La defezione di Viridomàro ed Eporedórige.
LIV. - Ivi, avvicinato dagli edui Viridomàro ed Eporedórige, Cesare apprende che Litavicco, con tutta la cavalleria, è partito per istigare gli Edui alla rivolta, e che è necessario che essi lo precedano per infrenare le popolazioni. Benchè in molte occasioni già Cesare avesse sperimentato la perfidia degli Edui e capisse bene come quella partenza ad altro non mirasse che ad affrettare la defezione di quel popolo, pur tuttavia non volle rattenere i due per non aver l’aria d’usar loro violenza o di temerli. Mentre essi si congedano rammenta però brevemente le sue benemerenze verso gli Edui: «Li aveva trovati umili, respinti nelle loro città, privati delle loro terre, rimasti senza un soldato, obbligati ad un tributo e tenuti a mandare ostaggi nel modo più umiliante: egli li aveva rimessi in grande fortuna ed in grande onore, non solo cioè nel loro primitivo stato, ma in una posizione di privilegio che superava infinitamente in dignità e credito quella di prima». E dato ad entrambi l’incarico di divulgare tutto ciò, li congeda.
Gli Edui contro i Romani.
- ↑ Presso Vichy, come pensano Napoleone III ed il Göler (Caesars’ Gallischer Krieg, Tübingen, 1880). L’espressione «pontes reficit» allude forse a tratti di campate, intramezzate da un isolotto ivi esistente. Jullian pensa che il passaggio debba essere avvenuto presso Moulins, ma occorre notare che in questo caso i legionari avrebbero dovuto compiere più di cento chilometri in meno di tre giorni (op. cit., III, p. 480).
- ↑ Questo Novioduno si identifica generalmente con Névers: la denominazione di «noviodunum» è molto frequente nella toponomastica gallica (novum oppidum).