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| la guerra gallica – libro vii | 191 |
tagliati. Quanto ad essi, abbandonata la palude, si stabiliscono sulle rive della Senna innanzi a Lutezia e contro il campo di Labieno[1].
LIX. - Già si vociferava che Cesare aveva dovuto allontanarsi da Gergovia, e già arrivavano novelle della defezione degli Edui e dei progressi della rivolta gallica. Ed i Galli, nei loro conciliaboli, assicuravano che — sbarratagli la via ed impossibilitato a passare la Loira — Cesare, costretto dalla mancanza di frumento, oramai si ritirava nella Provincia. I Bellovaci poi, poco fedeli per conto loro, saputa la defezione degli Edui, si mettono senz’altro a radunar forze ed a preparare pubblicamente la guerra.
Allora Labieno vide ben chiaro che — in tali frangenti — egli doveva mutare a fondo il suo piano, che non era più tempo di cercar clamorosi successi e di provocare a battaglia il nemico, ma di pensare a ricondurre incolume l’esercito in Agedinco; e ciò perchè da una parte incalzavano i Bellovaci — popolazione che ha in Gallia fama di valorosissima — e dall’altra trovavasi Camulogène con un esercito ben preparato e ben fornito, mentre un grosso fiume separava le legioni dalla riserva e dai bagagli.
Insorte tante difficoltà così all’improvviso, Labieno comprende che non si debbono attendere altri aiuti che dal proprio valore.