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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/199

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la guerra gallica – libro vii 193

alcuno che ceda: circondati, tutti si lasciano uccidere e la stessa sorte tocca a Camulogène.

Nel frattempo, quelli che erano stati lasciati di presidio di fronte al campo di Labieno, al fragore della battaglia accorrono in aiuto dei loro e s’impadroniscono d’una collina, ma non riescono ad arrestare l’impeto dei nostri soldati vittoriosi. Si mescolano allora con gli altri fuggiaschi, e quelli che non trovano scampo tra boschi e montagne sono uccisi dalla nostra cavalleria.

Terminata la battaglia, Labieno ritorna ad Agedinco — dov’erano stati lasciati i bagagli di tutto l’esercito — e di là con tutti i suoi uomini raggiunge Cesare[1].


La grande offensiva gallica.

LXIII. - Divulgatasi la notizia della defezione degli Edui, la guerra si riaccende: si mandano d’ogni parte ambasciatori ed, a forza d’autorità, di influenza e di denaro, si cerca di guadagnare tutte le popolazioni vicine. Avendo in mano gli ostaggi che Cesare aveva lasciato presso di loro, gli Edui li torturano per decidere gli esitanti. Chiedono intanto a Vercingetórige di venir a conferire con loro e di creare una fronte unica. Ottenuto ciò, brigano per aver essi il comando supremo ed, essendovi gran discordia in proposito, si raduna il concilio di tutta la Gallia a Bibracte[2].

Si raccoglie così molta gente d’ogni parte, si ricorre ai plebisciti ed, all’unanimità, Vercingetórige è acclamato comandante supremo.

A questo consiglio mancano però i Remi, i Lingoni ed i Tréviri i Remi perchè restavano fedeli amici di Roma, i Tréviri perchè vivevano lontani ed incalzati dai Germani, e questa fu la causa per cui si tennero estranei a tutta la guerra e non mandarono aiuti nè agli uni nè agli altri. Con grande dolore gli Edui si vedono intanto sfuggire di mano il primato, e si lagnano della loro sorte e rimpiangono la bontà che per essi aveva avuto Cesare; ma, entrati oramai in guerra, non osano più ritrarsene. Assai mal volentieri giovani dalle audaci speranze, quali Eporedórige e Viridomáro, si rassegnano ad obbedire a Vercingetórige.

  1. Località molto controversa: Jogny, Auxerre, Laroche, St. Florentin Névers. Indubbiamente la località deve però ricercarsi sulla strada dalla Loira a Sens.
  2. Presso la cittadella di Mont-Beuvray, capoluogo degli Edui, come è detto più sopra. Al grande concilio pangallico debbono aver partecipato i delegati di una cinquantina di popolazioni.