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| la guerra gallica – libro vii | 195 |
del patrimonio familiare che — essi debbono persuadersene — permetterà loro di conquistare una duratura sovranità e la libertà. Date queste disposizioni, comanda agli Edui ed ai Segúsiavi[1] — che sono confinanti con la nostra Provincia — di mettere a sua disposizione diecimila fanti ed a questi egli aggiunge ottocento cavalieri. Pone alla testa di tali forze un fratello di Eporedórige e gli ordina di portare guerra agli Allobrogi. Dall’altra parte spinge i Gábali e le tribù arvernie della frontiera contro gli Elvii e manda i Ruteni ed i Cadurci a saccheggiare il paese dei Volci Arecómici[2]. Nè cessa per questo di sollecitare con segreti messaggi ed ambasciatori gli Allobrogi, nel cui animo egli spera che permanga ancora il rancore per la precedente guerra. Ai loro capi promette denaro ed al popolo l’impero su tutta la Provincia.
Cesare arruola cavalieri e veliti germanici.
LXV. - Da parte nostra, allo scopo di paralizzare tutte queste minacce si forma un piccolo esercito territoriale, di ventidue coorti che, raccolte nella Provincia stessa dal legato L. Cesare[3], debbono far fronte ad ogni evenienza. Gli Elvii, venuti spontaneamente a battaglia con i confinanti, sono respinti. Morto il capo di quella popolazione — C. Valerio Domnotauro (Dounotauro) figlio di Caburo — ed essendo anche molti altri caduti, gli Elvii sono costretti a riparare nelle loro città e dentro le mura di esse. Gli Allobrogi — disposti numerosi presidi sulla linea del Rodano — difendono con grande cura e diligenza i loro territori.
Cesare, sapendo bene che il nemico è superiore per la cavalleria, e come — tagliate tutte le strade — non possa trarsi alcun soccorso nè dalla Provincia nè dall’Italia, manda messaggeri al di là del Reno, in Germania, a quei popoli che ha pacificati negli anni precedenti; e fa venire di là cavalieri e fanti dall’armatura leggera addestrati a combattere tra i cavalieri. Al loro arrivo, avendo essi cavalli men che idonei, Cesare prende i cavalli dei tribuni militari, dei cavalieri romani e degli «evocati»[4] e li distribuisce tra i Germani.
- ↑ I Segúsiavi, clienti degli Edui, abitavano le terre del Licnese e del Forez: loro metropoli era Lugdunum (Lione).
- ↑ Gli Elvii popolavano il Vivarais, i Gabali il Gévaudan, i Volci-Arecómici la Linguadoca. Per i Ruteni ed i Cadurci si veda più sopra.
- ↑ Cugino di Giulio Cesare.
- ↑ Cioè i richiamati, come è detto più sopra, vero nucleo dei soldati permanenti.