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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/202

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196 c. giulio cesare



Il giuramento dei cavalieri galli.

LXVI. - Mentre si provvede a ciò, si riuniscono le forze nemiche che sono nell’Arvernia ed i cavalieri che erano stati richiesti a tutta la Gallia. Raccolti di costoro un grande numero, mentre Cesare va verso i Séquani attraversando gli ultimi territori dei Lingoni, per portar più facilmente aiuto alla Provincia, Vercingetórige si stabilisce in tre campi a circa dieci miglia dai Romani, e — convocati a consiglio i capi della cavalleria — dice loro che l’ora della vittoria è sonata: «Che i Romani si rifugiano nella Provincia ed abbandonano la Gallia, e che se ciò basta per ottenere una momentanea libertà, poco però giova ad assicurare una pace sicura ed una durevole tranquillità, perchè i Romani ritornerebbero con forze ancora maggiori e la guerra non avrebbe più fine»[1].

«Bisogna adunque — egli dice — assalirli mentre sono in marcia con tutti i loro bagagli. Se i fanti vogliono aiutare coloro che sono attaccati devono fermarsi anch’essi e la marcia è interrotta; se invece — com’egli piuttosto crede — abbandonati i bagagli, i fanti non pensano più che alla loro salvezza, essi perdono insieme e le cose necessarie alla vita e l’onore. Per quanto poi riguarda i cavalieri nemici, non v’ha da pensare

  1. La situazione può così riassumersi secondo Napoleone III: Cesare si riaccostava alla Provincia per avvicinarsi alle sue basi, per riordinare le sue forze e per tener d’occhio gli eventi d’Italia: così militarmente e politicamente gli obiettivi si completavano. Passata la Loira si rivolge al paese dei Sénoni, mentre Labieno, accostandosi a Sens, può di là riunirsi a Cesare. Questi, a sua volta, campeggiando tra Armançon e Yonne, può agevolmente reclutare i contingenti di cavalleria germanica. A questo punto, Cesare doveva disporre di undici legioni: 1ª (pompeiana), 6ª, 7ª, 8ª, 9ª, 10ª, 11ª, 12ª, 13ª, 14ª e 15ª. Gli effettivi dovevano oscillare tra i quattromila ed i cinquemila per legione; epperciò Cesare doveva avere circa cinquantamila fanti, ventimila arcieri numidi e cretesi ed un seimila cavalieri — dei quali duemila Germani —; in totale, 75.000 uomini, senza contare i servizi. Dal paese dei Lingoni, per avvicinarsi più agevolmente alla Provincia, Cesare doveva appoggiarsi anzitutto ai Séquani ed alla loro metropoli, Besançon. Effettuando appunto tale movimento, giunto sull’Aube — al limite del paese dei Lingoni — forse presso Dancevoir, egli — secondo Napoleone III — si sarebbe rivolto al rio di Vingeanne — il cui greto contiene numerosi rottami di guerra — ponendo il campo ad una dozzina di chilometri a mezzodì di Langres (Napoleone III, op. cit., II, p. 296 nota 1). Taluni critici fanno però notare che l’ipotesi suddetta non può accordarsi con la possibilità, da parte dell’esercito di Cesare, di raggiungere l’indomani Alesia, distante 65 chilometri.
    Le linee maestre del disegno di guerra di Vercingetórige ripetono invece, sostanzialmente, quelle della campagna dell’inverno precedente: staccare Cesare dai suoi appoggi, mantenere frazionate le legioni romane, addossarle alla Provincia.