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| la guerra gallica – libro vii | 197 |
— egli dice — che ve ne possa essere uno capace d’uscire dalle file. Infine, perchè s’attacchi con più impeto, Vercingetórige promette che egli terrà tutte le forze dinnanzi al campo e spaventerà il nemico». I cavalieri allora gridano: «Bisogna fare un solenne giuramento: non più tetto, non più figli, non più parenti, non più mogli, per colui che non avrà due volte attraversato a cavallo le file dell’avversario».
La disfatta della cavalleria gallica.
LXVII. - Approvata la proposta e legatisi tutti con giuramento, il giorno dopo la cavalleria è divisa in tre schiere. Due avvolgono d’improvviso i nostri fianchi, mentre la terza si avventa contro la testa della colonna e le sbarra la via[1].
Cesare, avvertito di ciò, divide anch’egli la cavalleria in tre schiere ed ordina di scagliarsi contro il nemico. Si combatte simultaneamente e dovunque: la colonna si ferma ed i bagagli sono raccolti tra le legioni. Se, in qualche parte, i nostri cavalieri sono stanchi o duramente incalzati, Cesare ordina di far fronte da quella parte e di contrattaccare, ciò che frena subito l’inseguimento dei nemici e rincuora i nostri. Finalmente i Germani, vista sul lato destro un’altura, cacciano di là i nemici e li inseguono fino al fiume, presso al quale Vercingetórige è fermo con la sua fanteria e fanno strage dei fuggiaschi. Al veder ciò gli altri — temendo d’esser circondati — si danno alla fuga, sicchè il massacro s’estende dovunque. Tre nobilissimi
- ↑ La disfatta della cavalleria gallica, secondo Napoleone III, dovrebbe adunque essere avvenuta al limite del paese dei Lingoni — per extremos Lingonum fines — nel territorio a sud di Langres, cioè sulla linea del rio di Vingeanne (Napoleone III, op. cit., II, pp. 295-399, e Atlante, vol. II, tav. 24). Senonchè altre congetture, sulla base di apprezzabili considerazioni logistiche, farebbero invece propendere per un campo di battaglia nella valle dell’Armançon, a nord-ovest di Alesia (Jullian, op. cit., III, pp. 495-99). Occorre però notare che Napoleone III interpreta l’«altero die» dell’arrivo dell’esercito cesariano ad Alesia per il «posdimani» — anzichè, semplicemente, per l’«indomani», — sicché i 65 chilometri che intercedono tra le rive della Vingeanne ed Alesia sarebbero stati più probabilmente percorsi in due giorni di marcia ordinaria (Napoleone III, op. cit., II, p. 299 nota 1). Alla grande battaglia equestre — l’ultima combattuta dai Galli in campo aperto — debbono aver partecipato quindicimila cavalieri contro le dieci legioni dei Romani. Può quindi considerarsi questa battaglia una delle più grandi e decisive ippomachie della storia. Il piano della battaglia è contenuto nel II volume dell’Atlante dell’opera di Napoleone III, tav. 24. Sulla parte presa da Cesare nella grande battaglia equestre che annientò l’esercito gallico di campagna si veda: Plutarco, Ces., 26; Servius, Ad. Aen., XI, 743.