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| la guerra gallica – libro vii | 199 |
miglia[1]. I campi erano stati disposti su ottimo terreno ed erano stati costrutti ventitrè fortini[2] presidiati durante il giorno da corpi di guardia per evitare subitanee irruzioni, e, di notte, oltrechè dalle sentinelle, anche da forti distaccamenti.
Una battaglia equestre.
LXX. - I lavori procedevano, quando s’accende una battaglia equestre su quel pianoro che abbiamo detto poco sopra distendersi per tre miglia tra le colline. Si combatte con straordinario valore dall’una parte e dall’altra. Essendo un po’ stanchi i nostri, Cesare manda in rinforzo i Germani e dispone le legioni innanzi al campo, perchè la fanteria nemica non vi faccia qualche improvvisa irruzione. La presenza vigile delle legioni accresce coraggio ai nostri. I nemici — messi in fuga — trovano impaccio nella loro stessa moltitudine ed, avendo lasciato troppo strette le porte, vi si schiacciano, sicchè i Germani li inseguono con grande impeto fino alle fortificazioni.
Si fa una grande strage: alcuni, abbandonati i cavalli, tentano di passare i fossi e di scavalcare il muraccio. Cesare ordina che le legioni che ha schierate davanti al vallo avanzino un poco. I Galli che si trovano dietro il muraccio si turbano non meno che quelli di fuori ed, imaginando che il nemico li debba raggiungere in un attimo, danno l’allarme. Alcuni, interroriti, si precipitano perfino in città. Vercingetórige ordina allora che si chiudano le porte perchè il campo non si spopoli.
Dopo aver ucciso molti nemici e presi moltissimi cavalli i Germani si ritirano.
La cavalleria gallica allontanata da Alesia.
L’attesa dell’esercito di soccorso.