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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/207

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la guerra gallica – libro vii 201



le linee romane di controvallazione.

LXXII. - Informato dai disertori e dai prigionieri, Cesare dà mano alle seguenti opere. Fa scavare un fosso di venti piedi di larghezza, a pareti verticali, il cui fondo ha la stessa larghezza della bocca, e traccia le altre opere a quattrocento piedi di distanza dall’anzidetto fosso[1]. Ciò perchè, dovendo Cesare dare un grande sviluppo alle sue linee e non essendo possibile assicurarle tutte, è nondimeno necessario impedire che i nemici — con improvvisi colpi di mano o nottetempo — si spingano troppo sotto gli approcci, e così pure vietar loro durante il giorno di offendere i nostri intenti ai lavori delle trincee.

Frapposto adunque tale intervallo tra le linee, scava due fossi di quindici piedi di larghezza ed eguali in profondità, ed allaga l’interno, nella bassura, con l’acqua deviata dal fiume[2]. Al di là dei due fossi alza un terrapieno con palizzata, alto dodici piedi, lo riveste di una graticciata sulla quale alterna il parapetto (lorica) ai merli (pinnae). Lungo la linea di contatto tra la graticciata ed il terrapieno, dispone grosse abbattute[3] rivolte al nemico per impedire la scalata. Infine tutt’attorno alla cinta costruisce delle torri con un intervallo di ottanta piedi l’una dall’altra.


LXXIII. - Era così necessario raccogliere nello stesso tempo materiali, frumento e progredire in lavori di tanta mole. Ora le nostre truppe erano assottigliate dai distaccamenti che bisognava spedire lungi dal campo, cosicchè — più volte — i Galli facevano colpi di mano contro le nostre opere e simultanee e violente sortite da parecchie porte della città. Pensa allora Cesare di aggiungere ancora qualcosa alle sue linee sì da poterle difendere con minor numero di soldati.

Tagliati adunque tronchi d’albero dai rami particolarmente solidi, assottigliate[4] ed acuminate le estremità di tali rami, si scavano fossi continui e profondi cinque piedi: vi si piantano questi tronchi, legati insieme alla base, sicchè non si

  1. Si consultino: Napoleone III, op. cit., II, p. 302 sgg.; Atlante, vol. II; Jullian, op. cit., III, p. 510 sgg.: A. Riggi, L’assedio d’Alesia (Rassegna dell’Esercito italiano, luglio-agosto 1925).
  2. L’Oserain.
  3. I cervi o cervoli cioè grossi rami sistemati a mo’ di corna cervine (Marquardt е Mommsen, Manuale di antichità romane, trad. francese, vol. XI, p. 128 nota 3).
  4. Dolabratis, assottigliati, e non delibratis, nudati di corteccia.