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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/210

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204 c. giulio cesare

colti adunque ottomila cavalieri e circa duecentoquarantamila fanti, si arruolarono ed organizzarono nel territorio degli Edui e si designarono gli ufficiali. Il comando supremo venne affidato all’atrébate Commio, agli edui Viridomáro ed Eporedórige ed all’arvernio Vercassivellauno, cugino di Vercingetórige. Si aggiunsero a questi i delegati delle popolazioni destinati a formare il consiglio di guerra.

Tutti, alacri e pieni di fiducia, partirono per Alesia. Né v’era alcuno che ammettesse la possibilità di resistere alla semplice vista di un così formidabile esercito; massime quando si fosse combattuto da tutte e due le parti contro i Romani, con un’irruzione subitanea dalla città e con l’arrivo improvviso dall’esterno di così poderose masse di fanteria e di cavalleria.


Il discorso di Critognato.

LXXVII. - Quelli intanto che erano assediati in Alesia, passato il giorno in cui avrebbero dovuto arrivare i rinforzi e consumato oramai tutto il frumento — ignorando quel che facessero gli Edui — radunarono il consiglio e cominciarono a discutere del loro destino. Espressi diversi pareri, alcuni per la resa ed altri per una sortita — finchè le forze lo permettessero — si sentì un discorso di Critognato che mi pare meriti di essere ricordato per la sua singolare ed empia crudeltà. Era costui, nato da una nobilissima famiglia arvernia e considerato uomo di grande prestigio: «Io non voglio pronunciarmi — disse — sul parere di coloro che chiamano col nome di resa la più turpe delle servitù. Io non voglio considerare uomini simili cittadini, nè degni di questa assemblea. Io mi rivolgo solo a coloro che approvano la sortita, poichè tutti voi sentite in questa idea la fiamma tuttora superstite della nostra antica virtù guerriera. Ma è mollezza d’animo e non coraggio il non saper sopportare, per qualche tempo, le privazioni: offrirsi senz’altro alla morte è assai più facile che sopportare pazienti il dolore. Nondimeno io accetterei questo modo di vedere — tanto può ancora in me la dignità — se non fossero in giuoco che le nostre esistenze. Ma, nel prendere una deliberazione, noi dobbiamo tener presente tutta la Gallia che abbiamo chiamata al nostro soccorso. Con che animo volete che combattano gli accorrenti in nostro aiuto, quando sieno già stati massacrati sul luogo ottantamila uomini del loro sangue ed i loro parenti, e si tratti di combattere quasi sui loro stessi cadaveri? Non private adunque questa gente del vostro aiuto, questa gente che dimentica il suo