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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/212

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206 c. giulio cesare



L’esercito di soccorso arriva.

LXXIX. - Intanto Commio e gli altri condottieri cui era affidato il comando supremo arrivano con tutte le truppe presso Alesia. Occupato un colle esterno[1] si fermano a non più d’un miglio dalle nostre linee.

Il giorno dopo — fatta uscire la cavalleria dal campo — gremiscono tutto quel pianoro che abbiamo detto estendersi per tre miglia: ritirate alquanto le fanterie, le dispongono sulle posizioni più elevate. E poichè tutto questo spettacolo si può liberamente scorgere da Alesia, si fa una gran festa al veder giungere l’esercito liberatore: tutti si rallegrano e tripudiano di gioia. Gli assediati traggono di nuovo fuori le truppe, le schierano dinnanzi alla città, colmano di fascine e di terra le trincee più vicine e si preparano ad una sortita, decisi ad ogni evento.


I primi assalti sulle linee esterne ed interne.

LXXX. - Cesare, disposto l’esercito sull’una e sull’altra linea di difesa[2] affinchè — venuto il momento — ognuno conosca il proprio posto e vi resti, ordina che esca la cavalleria ed attacchi il nemico.

Poichè da tutti i campi disposti sulla cresta dei colli si scorgeva la battaglia, tutti i soldati ansiosi ne attendevano l’esito. I Galli avevano collocato qua e là, tra i cavalieri, arcieri e fanti armati alla leggera, che dovevano aiutare i cavalieri qualora ripiegassero, infrenando le cariche dei Romani.

Molti dei nostri, feriti alla sprovvista da quei fanti, si ritraevano dalla lotta, sicchè i Galli sicuri ormai d’avere il sopravvento e vedendo i nostri incalzati dalla massa e da tutte le parti — tanto quelli che erano dentro la cerchia delle linee romane quanto quelli che erano venuti in aiuto dal di fuori — eccitavano i commilitoni con clamori ed urla. Dovendosi combattere al cospetto di tutti e non potendosi nascondere nulla — nè in bene nè in male — gli uni e gli altri erano spinti dal valore, da uno stesso amore di gloria, come da uno stesso timore di vergogna. Combattevasi già da mezzogiorno fin quasi al calar del sole, sempre però con esito incerto, quando i Germani, sboccando all’improvviso da un punto con tutti gli squadroni riuniti, caricarono il nemico e lo respinsero. Messi in fuga i cavalieri gli arcieri furono circondati ed uccisi.

  1. Probabilmente verso Mussy-la-Fosse, a sud-ovest di Alesia.
  2. La linea di controvallazione e la linea di circonvallazione.