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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/214

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208 c. giulio cesare

soccorso si sono ritirate prima che essi abbiano potuto avvicinarsi alle nostre linee di circonvallazione. Così, lasciato tutto a mezzo, rifluiscono in città.


La battaglia suprema.

LXXXIII. - Respinti la prima e la seconda volta con gravissime perdite, i Galli si consultano sul da fare. Chiamano i pratici dei luoghi e da essi si fanno descrivere le posizioni e gli afforzamenti di maggior rilievo nei campi romani. V’era un monte[1] che — per la sua estensione — i nostri non avevano potuto includere nelle linee di difesa, sì che era stato necessario costrurre da quella parte il campo su terreno sfavorevole digradante in lieve pendio. Quel campo era occupato dai legati C. Antistio Régino e C. Caninio Rébilo con due legioni.

Riconosciuto per mezzo d’esploratori il terreno, i condottieri nemici scelgono dalla massa sessantamila soldati di quelle popolazioni che hanno la più bella fama guerriera e fissano tra loro segretamente gli obiettivi e le modalità d’azione: stabiliscono come ora per l’attacco il mezzodì. A capo di queste truppe mettono l’arvernio Vercassivellauno — congiunto di Vercingetórige — ed uno dei quadrumviri del comando supremo dei Galli. Uscendo dal campo alla prima vigilia della notte, è quasi finito all’alba lo sfilamento delle truppe. Subito Vercassivellauno dispone i suoi sul rovescio del monte (Rea) ed ordina loro di riposarsi della notturna fatica. Quando pare ormai vicino il mezzogiorno, marcia verso il campo sopra detto. Nello stesso tempo, la cavalleria s’avvicina alle fortificazioni della bassura[2] e le altre forze nemiche si schierano davanti al loro campo.


LXXXIV. - Quanto Vercingetórige dalla cittadella d’Alesia vede i suoi, esce dalle mura facendo trarre fuori le fascine, le pertiche, le piccole testuggini[3], le falci e tutto quello che ha
  1. ↑ Monte Rea, a nord-ovest di Alesia. Sui particolari della posizione si veda Napoleone III, vol. II, pp. 357-358, Atlante, vol. II, tav. 28.
  2. ↑ Nella regione di Laumes, rimpetto alle linee di circonvallazione dei Romani, ivi esistenti.
  3. ↑ Musculos: sono annoverati da Vegezio tra le «minores machinae», proprie per attacchi di viva forza (repentina oppugnatio). Queste macchine facevano — come si direbbe oggi — parte del parco leggero d’assedio. Si veda anche: Napoleone III, op. cit., II, p. 304 sgg.; Jullian, op. cit., III, cap. VI, p. 507 sgg. nota 5. — Sulle macchine attorno Alesia può consultarsi ancora con profitto la Histoire de Polybe del Folard (II, p. 465 e sgg.). Per ogni altro ragguaglio si veda: Marquardt e Mommsen, op. cit., p. 262 sgg.