| Questa pagina è stata trascritta e formattata, ma deve essere riletta. |
| la guerra gallica – libro vii | 209 |
preparato per la sortita. Si combatte simultaneamente da tutte le parti, si mettono alla prova tutte le difese, ed — ovunque si scopre un punto meno resistente — immediatamente tutti vi si precipitano. La resistenza dei Romani è così impegnata lungo tutte le linee, nè è facile provvedere a tutti i punti più minacciati. Quello che allarma molto i nostri è il clamore che sorge alle spalle dei combattenti, perchè tanto sulla fronte come a tergo, essi comprendono che la loro sorte dipende dalla fermezza di coloro che combattono altrove. Per lo più infatti sono i pericoli più lontani quelli che maggiormente colpiscono la fantasia.
LXXXV. - Cesare, scelto un buon osservatorio, può scorgere in ogni parte lo sviluppo della battaglia, ed ha la possibilità di mandare rinforzi verso i punti più minacciati. Entrambi i contendenti sentono che è venuto il momento decisivo e che occorre fare lo sforzo supremo. I Galli comprendono che — se non riusciranno a sfondare — è finita per loro; ed i Romani che, se supereranno la prova, sarà la fine di tutti i loro sacrifizi. Lo sforzo maggiore si rivolge contro le fortificazioni del monte[1] contro cui abbiamo visto puntare Vercassivellauno. Quivi il dominio del terreno ha un’enorme importanza nell’azione[2]. I Galli scagliano (dall’alto) dardi, incalzano formando la testuggine e truppe fresche si avvicendano sempre alle lògore. La terra che tutti gli assalitori gittano nelle nostre trincee spiana ai Galli la via e colma le insidie che i Romani avevano dissimulato nel terreno: già le armi e le forze vengono meno ai nostri.
Le disposizioni per il contrattacco.