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più dominanti[1] e fanno perciò avanzare le macchine che hanno condotto seco. Con una scarica di frecce mettono in iscompiglio i difensori delle torri; riempiono poi con terra e fascine i fossi e con le falci aprono brecce nella palizzata e nel parapetto.
LXXXVII. - Cesare manda in rincalzo il giovane Bruto con alcune coorti e poi con altre il legato C. Fabio, infine va egli stesso dove più aspramente si combatte a portare l’aiuto di truppe fresche. Risollevate così le sorti e respinti i nemici, s’affretta verso il luogo dove ha mandato Labieno: trae seco quattro coorti dal prossimo fortino, ordina che una parte dei cavalieri lo segua e che l’altra faccia il giro delle fortificazioni esterne ed assalga i nemici alle spalle[2]. Labieno — visto che nè le palizzate nè le trincee bastano ad arginare l’assalto nemico — raccolte trentanove coorti, che ha la fortuna di poter trarre dai più vicini presidi, comunica a Cesare ciò che ha stabilito di fare.
La vittoria - L’inseguimento.
LXXXVIII. - Cesare affretta il passo per partecipare alla battaglia. Conosciuto il suo arrivo dal colore del vestito, ch’egli usa portar sempre ben visibile nella battaglia[3], e vedendo gli squadroni dei cavalieri e le coorti di fanti da cui Cesare si è fatto seguire (poichè dalle alture si scorge tutto quel che avviene nel nostro declivio), i nemici attaccano battaglia. Un alto clamore si leva subito dall’una e dall’altra parte e si ripercuote nella palizzata e per tutte le linee. I nostri, rinunciando ai giavellotti, mettono mano senz’altro alle spade; quando, d’improvviso, alle spalle del nemico appare la nostra cavalleria. Altre coorti accorrono ed i nemici si danno alla fuga. I cavalieri si lanciano sui fuggenti e si fa una grande strage. E ucciso Sédullo, duce e principe dei Lemóvici, e l’arverno Vercassivellauno è catturato mentre fugge.
Si portano a Cesare settantaquattro insegne militari: di tanta massa nemica pochi soltanto rientrano incolumi al campo. Viste dalla fortezza la strage e la fuga dei loro, i nemici, disperando ormai della loro salvezza, fanno rientrare le truppe che assaltavano le nostre linee. Sentendo ciò, anche le truppe venute