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Pagina:Cesare - La guerra gallica, traduzione di Eugenio Giovannetti, Firenze, Le Monnier, 1939.pdf/40

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34 c. giulio cesare

battaglia, perchè — se Ariovisto vuole affrontare la sorte delle armi — non gliene manchi il destro. Per altrettanti giorni Ariovisto tiene l’esercito chiuso in campo ed ogni giorno provoca a combattimento equestre.

Era questo un genere di mischia in cui i Germani erano molto provetti. Avevano seimila cavalieri ed altrettanti fanti, velocissimi e fortissimi, ognuno dei quali ultimi veniva scelto da qualcuno dei cavalieri in tutta la massa per propria difesa, talchè fanti e cavalieri affrontavano così insieme la battaglia. I cavalieri trovavano nei fanti il loro rifugio ed i fanti, quando la lotta dei cavalieri si faceva più aspra, accorrevano. Se un cavaliere, per qualche grave ferita, cadeva da cavallo, lo circondavano; se invece si doveva fare una scorreria più lunga del consueto o conveniva ritirarsi in gran fretta, tanta era la celerità che i fanti avevano acquistata con l’esercizio che — avvinghiati alla criniera dei cavalli — ne adeguavano la corsa[1].


Il nuovo campo di Cesare.

XLIX. - Quando Cesare si persuade che l’altro non sarebbe mai uscito dal campo, per non compromettere i rifornimenti sceglie un luogo adatto per accamparsi — circa un seicento passi al di là di quello in cui si erano fermati i Germani — e viene ad occupare il nuovo alloggiamento con le truppe disposte in tre schiere.

Ordina che la prima e la seconda schiera restino in armi e che la terza fortifichi il campo. Il luogo — come si è detto — distava dal nemico un seicento passi. Ariovisto manda colà circa sedicimila fanti leggeri, con tutta la cavalleria, perchè atterriscano i nostri ed impediscano loro il lavoro delle trincee. Malgrado questo, Cesare in conformità del suo piano ordina che le due prime schiere tengano lontano il nemico e che la terza attenda al lavoro. Fortificato il campo, vi lascia due legioni ed una parte degli ausiliari: le altre quattro legioni riconduce nel campo maggiore.


L. - Il giorno dopo, Cesare, di sua iniziativa, trae le forze dall’uno e dall’altro campo ed, avanzatosi un poco dal campo maggiore, ordina le forze offrendo battaglia al nemico. Quando vede che neppure allora il nemico si muove, verso mezzogiorno
  1. Su questa tattica dei Germani si veda Tacito, Germ., VI, 4. Analoghi procedimenti erano pure usati dagli Iberi, Numidi, Macedoni ecc. e Cesare li rese regolamentari per gli ausiliari germanici nel 52 a. C. (Commentari, lib. VII, 65; lib. VIII, 13).