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| 92 | c. giulio cesare |
I Britanni chiedono pace.
XXVII. - Sconfitti in battaglia, i nemici, non appena possono riannodarsi, si affrettano a mandare ambasciatori a Cesare per la pace, e promettono che avrebbero dato ostaggi e si sarebbero messi ai suoi ordini. Insieme con questi ambasciatori viene pure quel Commio atrébate che abbiamo visto sopra mandato da Cesare in Britannia. Non appena egli era uscito dalla nave, avanzandosi a mo’ d’oratore per riferire il messaggio di Cesare, i Britanni l’avevano catturato e messo in catene, e soltanto allora, dopo la battaglia, lo rimandavano.
Nel chiedere la pace, di quella violenza contro Commio danno la colpa alla folla e chiedono che si perdoni all’ignoranza.
Dopo essersi lagnato perchè — dopo aver mandati gli ambasciatori nel continente a chiedere pace s’erano messi senza ragione a fare la guerra — Cesare dice di voler scusare l’ignoranza ed ordina che gli si diano ostaggi.
Quelli, una parte ne consegnano subito ed un’altra parte, — che avrebbe dovuto venire da luoghi lontani — dicono che avrebbero consegnata tra pochi giorni. Ordinano intanto ai loro di tornare ai campi ed i principi cominciano a venire d’ogni parte per raccomandare sè stessi ed i loro popoli a Cesare.
Le difficoltà delle traversate.
- ↑ Sul porto d’«Itius», sulla cui postura e storia esiste una intera biblioteca, sembra oramai si possa concludere in favore di Boulogne e littorale attiguo, tra Capo d’Alprech (Itium pr.) ed Ambléteuse (Portus Ulterior) (E. Desjardins, op. cit., I, p. 348 sgg. note e tavola 15; Corazzini, op. cit., p. 188 e sgg.; Jullian, III, p. 337 nota 8; Rice Holmes, p. 737).
- ↑ Rice Holmes, The classical Quaterley, III, 1909, pp. 26-39.