Pagina:Cessione del Veneto (1895).djvu/12

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cessione del veneto. 33


A Venezia tenni il broncio a Lebœuf, e non volli assistere alla prima cessione di fortezze che si doveva fare il 9. Mandai però il capitano Bosco perchè mi riferisse com'era andata la cosa.

Lebœuf per fare atto d'autorità variò l'ingresso delle truppe nostre ritardandolo dall'una alle sette, mentre la consegna al Municipio si fece all'una.

Colsi l'occasione per protestare. Declinavo ogni responsabilità della mancanza di riguardo alla Francia per parte delle popolazioni, se egli si permetteva di variare il prestabilito.

Di ritorno il 10 Lebœuf venne subito da me per chiarire anche da parte sua la situazione, come disse alludendo alla mia protesta. Si dilungò sulle difficoltà della sua posizione, e sulle istruzioni avute di usare ogni riguardo a Mœring, che voleva farmelo credere autore del ritardo. Mi parve opportuno cominciare a smascherare alcuna delle mie batterie. Gli dissi ch'io pensavo diversamente, cioè ch'egli, avvece di conciliare, poneva dei bastoni nelle ruote ai miei accordi colle autorità austriache. Se Mœring giuocava un doppio giuoco, dovevasi smascherare. Per conto mio avevo sempre trovati arrendevoli i generali austriaci, ed era lui che intralciava colla sua opposizione i miei accordi con Alemann per la costituzione ed armamento della Guardia nazionale, per Chioggia, e per l'astensione della polizia austriaca, con Mœring pella classificazione e consegna del materiale ed ingresso del personale indispensabile, con Jacobs pella rimessione della fortezza di Verona. Finivo: “Non posso conoscere quanto voi, le idee dell'Imperatore, ma ho però ragione di credere ch'esse tendano alla massima conciliazione.„

Lebœuf rimase sconcertato da questa verità, sebbene detta velatamente. Si scusò sulle sue istruzioni che non poteva comunicare pel riguardo dovuto ai Sovrani d'Italia e d'Austria. Si scorgeva che era molto sorpreso dell'accordo amichevole ch'io avevo saputo crearmi coi generali austriaci. Mi disse che voleva andar d'accordo in tutto con me. “Non domando meglio, gli dissi, tale m'avete sempre trovato, e tale sarò sempre. Se non vi lasciate fuorviare da erronee insinuazioni.„

Propose che Mantova e Legnago si consegnassero il giorno 11, Pal-