Pagina:Cessione del Veneto (1895).djvu/20

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cessione del veneto. 41

rimetteva Palmanova colle medesime formalità. Il giorno 15 gli Austriaci lasciarono Chioggia, il 16 Mestre, e le nostre truppe rimpiazzavano subito le partenti.

M'ero tenuto infuori da queste funzioni, non parendomi di avervi un posto conveniente, ma per Verona pensai prudente andarvi per riparare a qualunque equivoco.

Appena giuntovi alle 8 di sera, trovandomi allo stesso albergo, ebbimo una conferenza che riferii al ministro Visconti-Venosta:

"Il generale Lebœuf mi parlò lungamente del Decreto Reale col quale si vuol determinare il Plebiscito. Crede che ciò sarà considerato a Parigi, come contrario agli accordi presi. Gli osservai che se non si faceva presto, vi sarebbe Plebiscito per acclamazione, oppure che se ne asterrebbero per rispetto a quello del 1848. Saper egli quanto facevo per impedire tal cosa. L'attuale moderazione esemplare delle popolazioni produrrà un'esplosione tanto più violenta. Nelle provincie unite un decreto è indispensabile. Non si farebbe pubblicazione nelle altre. L'azione dei Notabili deve trasmettersi ai Municipi. Mi rilesse, per la centesima volta, le sue istruzioni che lasciano ai Notabili il determinare il Plebiscito. Gli risposi che, cosi volendo, non si troverebbero i Notabili, o trovandoli non vi sarebbe più Plebiscito. Mi ripete ancora che non voleva che la Francia rimanesse soffocata tra due porte.

"Evidentemente egli desidera di essere rassicurato, non compromettersi, e che ce l'intendiamo con Parigi. Vogliate presentare la situazione all'Imperatore come molto tesa. Se non si fa prontamente il Plebiscito, non si farà più. Le popolazioni vi si rifiuteranno come cosa inutile, perchè già fatta nel 1848. So potete dirmi che siete intesi con Parigi, Lebœuf non dirà più verbo. È in una posizione veramente ambigua. Per soddisfare la sua vanità, chieggo di essere autorizzato a fargli fare dai Notabili una risposta insignificante al discorso ch'egli pronunzierà a nome dell'Imperatore, il quale rimarrà ignoto, perchè non lo lascierà publicare dai giornali di Venezia. Mi risponda prontamente.„

Il Ministro mi telegrafava: "II Ministro dell'Interno ha creduto indispensabile publicare, non un decreto, ma semplici istruzioni ai Mu-