Pagina:Cessione del Veneto (1895).djvu/26

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cessione del veneto. 47

parte al Commissario Regio Militare. Ero senza ufficio, non mi sgomentai e tentai di provvedere a tutto alla meglio. Ricorrere a Ministeri era inutile. Essi disponevano come se il Veneto fosse già consegnato.

10 ottobre: "Municipi autorizzati pagare soldo dovuto garibaldini, purchè constatino che lo sono realmente, saranno rimborsati. Dopo ciò Autorità locale può prendere verso di loro misure che crede opportune per tutela ordine publico.„ E queste autorità dipendevano da Alemann o Jacobs!

12 ottobre: "Questo Ministero (di marina) previene V.S. che manderà legni da guerra a Venezia!„ Telegrafai subito di non farlo. Lebœuf avrebbe sparato i cannoni della sua Provence.

E cosi via dicendo. Però mi si diede sempre ragione, e dai Ministri piena approvazione.

Meno male se poi non avessero agito ciascheduno per conto suo. Quando la sera del 16, di ritorno da Verona, giunsi all'albergo, vi trovai 1300 copio del Manifesto Reale che il mio amico d'Afflitto mi mandava da Treviso, per farli affiggere se credevo.

Telegrafai subito a Cugia: "Ricevuto manifesto, ignorandone esistenza non potei preparare generale francese. Temo protesta motivo data, e nessuna menzione in esso della Francia. Voglia V.E. tener a calcolo, difficoltà della mia posizione„.

M'arriva un telegramma dall'Interno che mi annunzia che il Plebiscito Veneto sarebbe stato ricevuto in forma solenne, e provvedessi, onde i palazzi demaniali restassero sgombri dalla presenza degli Austriaci, fatta la cessione!

Altro che cessione! Il 17 alle 8 ore del mattino, mi vedo arrivare Lebœuf con in mano un giornale, nel quale era stampato tutto il Decreto Reale. Era fuori di sè, non parlava, non gridava, ed urlava che era una violazione del trattato, un insulto alla Francia, e protestava che, senza un ordine reciso del suo Imperatore, non cedeva il Veneto.

Cercai calmarlo, dicendogli esservi equivoco, non trattarsi che di disposizioni preparatorie, e la situazione esser talmente tesa che bisognava finirla. Non voleva acclamazione nè astensione, per antivenirlo