Pagina:Cessione del Veneto (1895).djvu/3

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24 capitolo secondo.

commissario regio, avvertendo che, conchiusa la pace, le nostre truppe devono senza ritardo occupare le fortezze. — Non poter dar luogo a difficoltà, la circostanza che il Commissario francese riceve la consegna dell’austriaco, dovendo rimetterlo al Commissario italiano. — Mi dovevo valere dell’intervento del Commissario francese, del quale mi si diceva:

“Il generale Lebœuf essendo personalmente disposto in modo non sfavorevole, e non ignorando egli essere fermo intendimento dell’Imperatore dei francesi, che sia usato ogni maggior riguardo alla dignità sovrana di S. M. il Re, il sottoscritto non dubita che ogni inconveniente potrà essere con comune soddisfazione evitato.”

Mi si raccomandava di evitare ogni solennità nella chiamata delle RR. Truppe per parte del municipio di Venezia, e di sollecitare la riconsegna del Veneto al Regio Commissario Civile, che sarà designato, da parte dei tre notabili riceventi il Veneto dalla Francia.

Mi si comunicavano pure, confidenzialmente, le istruzioni che si sapevano date dal Governo francese al suo Commissario, il cui testo non era molto rallegrante, perchè mi poneva in una condizione molto inferiore agli altri.

Mi fù pure rimessa una lettera del ministro della guerra Cugia, nella quale mi si diceva che il Governo aveva piena confidenza in me. Cugia aggiungeva che mi asseconderebbe in tutte le mie proposte, e mi raccomandava di tenermi bene con Cialdini.

Quest’ultima raccomandazione mi era facile, stante la benevolenza che mi dimostrò Cialdini il quale mi diceva: “Al punto in cui siamo, credo utile che a risparmio di tempo Ella s’intenda direttamente col Ministero, il quale in fin dei conti vuole però dirigere tutto lui, quindi la mia intervenzione è una ruota di più che ritarda, e non favorisce il disbrigo delle attuali urgenti questioni.”

E poi mi scriveva ancora:

“Le ho già detto di tenersi agli ordini del Governo, e di agire con libertà di azione, giacchè, occorrendo, non mi nego ad essere un mezzo, ma non intendo di divenire un inciampo. Nel modo impasticciato con cui il Ministero fa le cose, la mia intervenzione non potrebbe che im-