Pagina:Cessione del Veneto (1895).djvu/30

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cessione del veneto. 51

quale atto emanato dal Governo. Napoleone fù probabilmente soddisfatto di potersi dire tale, e Lebœuf di buon mattino del 18, mi annunziava che, preso atto della mia dichiarazione, si felicitava di potermi dire che nulla più si opponeva alla cessione di Venezia e del Veneto. Mi annunziava con biglietto a parte, che non avrebbe tardato a venir da me per combinare tutto.

Fatto conoscere a Firenze, dapprima la stupida restrizione di Lebœuf di far partire gli Austriaci ma non lasciar entrare gl'Italiani, e poi il ritiro della protesta, n'ebbi quantità di telegrammi mal cifrati, discordanti, che volevano prescrivere il modo di far la cessione e pubblicare il Plebiscito. C'era un disaccordo completo.

Cugia mi telegrafava alle 8 del mattino del 18: "Onde tu possa comprendere la posizione delle cose, ecco come sono, Ricasoli voleva publicare il Decreto. Il Consiglio dei ministri deliberò di non publicare Decreto, appunto per non adombrare Francia. Invece publicarsi istruzioni nella formola da usarsi per Plebiscito. Forse stampati già partiti con istruzioni ricasoliane. Sia troppo zelo, e troppo ritardo del contrordine, nacque ciò che sai. Sei sul posto; aggiusta come ti par meglio; ma aggiusta presto.„

Ricasoli mi telegrafava: "Notabili dopo aver accettato con dignitoso silenzio l'oratore, gli faranno profondissima riverenza.„ Però finiva cosi: "V. S. si regoli come crederà più conveniente. V.S. deve supplire al Governo centrale laddove non può esercitare la sua azione.

Cialdini che volli consultare in sì grave circostanza, mi telegrafava: "Telegramma Ricasoli non pare cosa seria nè pratica. V.S. faccia come crede, dia consiglio che le sembri migliore. Lo stesso Ministero lo desidera, giacchè gli lascia la possibilità di rovesciare sulle di Lei spalle, la responsabilità di quanto non piace al publico.„

Avevo appena finito questo cifrare o decifrare che mi arriva Lebœuf. Ero realmente stanco pel lavorare, pella preoccupazione delle disposizioni date, e pella responsabilità che mi sovrastava. Ciò mi dava un'aria di malumore, che parve impressionare Lebœuf solito a trovarmi calmo e sorridente.