Pagina:Cessione del Veneto (1895).djvu/31

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52 capitolo secondo.


Mi disse che veniva per combinare la funzione dell’indomani e parergli conveniente di farla solenne. Il sito naturale essere il Palazzo Ducale. Si farebbe accompagnare dallo Stato Maggiore della Provence. Mi chiese se aderivo all’intervento della Guardia Nazionale. Sperava che i Notabili gli farebbero una risposta da rassegnare all’Imperatore, ma questo me lo disse con qualche titubanza.

Lasciatolo parlare, quand’ebbe finito, lo presi a testimonio ch’io non m’ero mai opposto alla solennità di questa funzione, solo dissi sempre, che non sarei intervenuto, e lui doveva capire la convenienza della mia astensione. Se avevo ricevute rimostranze dal mio Governo, era unicamente per essermi dimostrato troppo conciliante: “Non vi ho detto, Generale, che il Ministero mi ha scritto d’essersi sentito umiliato dall’anticamera di sei ore, fatto fare da voi alle nostre truppe sugli spalti di Peschiera. Nè vi parlai del rabuffo avuto dal generale Cialdini pella contraddanza fatta ballare ai nostri distaccamenti d’artiglieria e genio, che ora volevate, ed ora proibivate.1 Nè tante altre cose che serbo per me. Ma adesso mi sento esautorato per colpa vostra. Il trattato fù ratificato dal mio Re il 6, e mercè tutti gl’indugi posti da voi all’evacuazione degli Austriaci, al giorno 18 essi sono ancora in Venezia, e voi dichiarate il 17 che non si farà nè la consegna dall’Austria, nè la retrocessione dalla Francia! La popolazione è esasperata pella vostra dichiarazione; il Municipio irritatissimo pella posizione pericolosissima nella quale l’avete lasciato tanto tempo, impedendogli di chiamare le truppe italiane. La Guardia Nazionale, della quale ritardaste l’armamento coll’intermezzo del vostro Pillet, si rifiuterebbe a tale onoranza. Con molta pena abbiamo impedita una dimostrazione di biasimo che si voleva fare ieri sera sotto le finestre del vostro albergo. Sono costretto a declinare qualunque responsabilità se, volendo voi fare la retrocessione in luogo publico, succederà un concorso con fischi e grida insultanti, od una diserzione completa che, lasciandovi nel vuoto, diventerebbe pur essa offensiva. Dirò di più, se vi persistete nella vostra idea del Palazzo Ducale, temo fortemente che i tre Nota-

  1. Spiritose invenzioni, come dice Goldoni.