Pagina:Cessione del Veneto (1895).djvu/35

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56 capitolo secondo.

e poscia, come si è visto, fù completamente eclissata. L'aspettativa del simulato plebiscito non impedì la nostra occupazione, l'inaugurazione della bandiera nazionale, e l'introduzione delle nostre leggi.

Il Veneto, consegnato ai Notabili alle 8.30 del 19, dileguatisi questi, rimase senza Governo sino alle 8.30 del 27!

Se di tutto questo si fosse potuto menar vanto, la Nazione non si sarebbe così malamente impressionata. Ma non conveniva offendere Napoleone, dimostratosi ripetutamente così benevolo per l'unità dell'Italia, malgrado il malanimo dei Francesi, prodotto da gelosia.

Questa prudenza del silenzio sull'andamento della cessione fece sì che, mentre Re e Ministri encomiavano in tutti i toni, il modo col quale avevo menata la barca, non mi si diede alcun seguo di premiazione. Per me, l'essenziale era di sentirmi di aver fatto il mio dovere.

Mi restrinsi a riassumere i fatti principali di questo evento importante, per far risultare con quale criterio si sarebbe dovuto giudicare la situazione dell'Italia; avendo già nel precedente mio opuscolo La Cessione del Veneto ricordate distesamente tutte le sue fasi.

Molti, che allora erano nel Ministero, nell'armata e nella politica, mi dissero che ignoravano tutti gli incidenti da me ricordati, ed incresceva loro di non averli conosciuti nel tempo.

Accennerò il deplorevole fatto della rivoluzione in Palermo, promossa dai due partiti avversi al Governo, il regionale ed il borbonico, aiutati dalla maffia.

Valendosi che il presidio era meno che debole, pella partenza al campo delle truppe, si formarono bande armate le quali, nella notte del 15 al 16 settembre, irruppero in Palermo saccheggiando le case, e trucidando chi non voleva unirsi a loro. Il prefetto Torelli, ed il sindaco Rudinì lottarono con molta operosità e valore contro quella bordaglia, fattasi padrona per 5 giorni di quasi tutta la città, meno il Castello Reale, le Carceri ed il Porto rimasti in potere della poca truppa aiutata da parte della Guardia Nazionale.

La sera del 19 giunse parte della squadra con poche truppe da sbarco. La sera successiva sbarcava gran parte della divisione Angioletti. Le bande si ritirarono all'infuori. Il generale Cadorna, nominato