Pagina:Cessione del Veneto (1895).djvu/6

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cessione del veneto. 27

nostro Governo non aveva titolo per respingere le pretensioni che si avanzassero. Napoleone mirava all'effetto. L'Austria era naturalmente indispettita. Ricasoli esacerbato, voleva resistenze e proteste che non erano possibili. Il Ministero si rimetteva completamente alla mia saviezza, prudenza ed avvertenza: — Cavatela con Lebœuf e Mœring ed avrai reso un gran servizio al paese. — Conclusione dei due ministri, arrangiati!

Questo parole di Cugia dopo quelle di Visconti-Venosta mi decisero ad incaricare Cugia di dichiarare al Ministero, che avrei fatto del mio meglio per riuscire.

Se andava bene, non c'era che dire. Se male, mi sconfessassero. Desioso e riconoscente delle informazioni ed istruzioni che mi sarebbero date, chiedeva anticipatamente venia, se non li seguiva, visto l'andamento delle cose. Così mi era regolato a Napoli e nell'Umbria, così farei a Venezia.

Ritornato a Venezia, scartai completamente Vimercati, feci nascere uno screzio tra Pillet e Lebœuf. Con Mœring dichiarai francamente d'intendermela con lui per far presto ed il meglio possibile. Me lo feci amico, interessandolo a trattare il matrimonio del nostro Principe Ereditario coll'Arciduchessa Matilde, figlia dell'Arciduca Alberto, di cui egli era creatura.

Ad Alemann dichiarai che l'assicurava contro ogni movimento o dimostrazione della popolazione, se mi lasciava fare, mi concedeva di costituire una specie di guardia civica, e ritirava i suoi poliziotti. Sapevo che l'intenso suo desiderio era di poter partire quietamente da Venezia senza lasciare rancori personali. E così fù.

Con Lebœuf conveniva lasciarlo parlare. Egli s'innebbriava delle proprie dichiarazioni protettrici. Rilevavo però le parole che gli sfuggivano quando mi faceva comodo di constatarle.

Gonfio e prepotente, Lebœuf aveva dichiarato che nessun soldato italiano doveva entrare nelle piazze, prima che queste fossero evacuate dagli Austriaci, e si fosse fatto il plebiscito. Mœring conveniva con Lebœuf. L'affare era grave pelle conseguenze inevitabili di disordine. Come mi aveva ben detto Visconti-Venosta, il trattato lasciava molto a